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Creditori Uncem in piazza nell’ex feudo di Giurlani

di Francesca Maltagliati
Creditori Uncem in piazza nell’ex feudo di Giurlani

Pescia, in piazza Mazzini con fratelli d’Italia i collaboratori restati senza contributi e una ditta non pagata dall’ente montano durante la gestione dell’ex sindaco

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PESCIA. La campagna elettorale si fa anche così. Portando in piazza le storie delle persone e delle aziende. Sfidando il freddo pungente, brandendo un megafono come fosse un’arma, Giovanni Donzelli, consigliere regionale e candidato alla Camera per Fratelli d’Italia, è tornato ieri mattina in piazza Mazzini, a fianco del candidato al Senato Patrizio La Pietra. La tappa pesciatina della campagna di Fratelli d’Italia non poteva che toccare la questione Oreste Giurlani, contro il quale Donzelli ha intrapreso una battaglia oramai da anni, denunciando, prima che le autorità intervenissero, la malagestione da parte dell’ex sindaco di Pescia dell’Uncem (Unione nazionale comuni comunità enti montani).

Ieri Donzelli ha voluto portare di fronte ai giornalisti e ai cittadini, pochi visto il freddo, la testimonianza di coloro che sono state le vittime dirette di questa malagestione, che ha spinto la Procura di Firenze a chiedere il rinvio a giudizio per Giurlani, accusato dal pm di peculato per essersi appropriato di denaro pubblico sottraendolo ai conti dell’Uncem.

A parlare per prima è stata Marina Berardinelli, 60 anni, ex collaboratrice di Uncem. «Ho lavorato per l’ente – ha dichiarato la donna – per tre anni, sempre con contratti a progetto, dal 2011 al 2014. Mi occupavo di comunicazione e di servizio civile e alla scadenza dell’ultimo contratto, quando sono andata a richiedere la disoccupazione, ho avuto un’amara sorpresa».

L’Inps infatti ha comunicato alla donna che l’Uncem non aveva mai versato i contributi. «Questo è accaduto a me – continua Marina – e ad altri 33 collaboratori. Per questo mi sono rivolta alla giustizia e il Tribunale di Firenze, con una recente sentenza, mi ha dato ragione riconoscendo che l’Uncem deve all’Inps un totale di 598mila euro di contributi (per tutti i 33 ex collaboratori). Purtroppo questi soldi non arriveranno mai perché l’ente non è in grado di saldare tale debito».

Dopo la donna è stata la volta di due aziende che nei confronti di Uncem vantano un credito di oltre 200mila euro. Si tratta della Benedetti Italo Srl e della Studio A, due aziende che si occupano di cartografia e che erano riuscite ad aggiudicarsi una gara pubblica per fare un lavoro per l’Uncem.

«Purtroppo – dichiara Alberto Quondamcarlo, titolare della Benedetti Italo – abbiamo vinto quel bando. Abbiamo realizzato una carta topografica di venti comuni montani. È stato un lavoro di 13 mesi che non ci è stato mai pagato. Quando abbiamo presentato la fattura di 241mila euro ci è stato detto che non c’erano i soldi».

Oggi le due ditte sono ancora attive ma quel mancato pagamento ha contribuito al licenziamento di 7 dipendenti della ditta Studio A su un totale di 15 e all’abbandono di due soci su 4 dell’altra ditta. Le due aziende hanno deciso di ricorrere alla giustizia e dopo alcuni decreti ingiuntivi si è arrivati a un pignoramento che ha portato al recupero di una parte del credito.

La beffa è che ad essere pignorata è stata la Regione Toscana per una cifra di 140mila euro, anche se quest’ultima aveva già versato ad Uncem un contributo proprio per quel progetto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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