Finanza
«Basta con le stanze promiscue»
La Asl replica: «Sono così da anni, il ricovero di genere è superato»
PESCIA. Uomini e donne ricoverati insieme nello stesso reparto ospedaliero. «Non mi sembra una cosa corretta, lede il diritto alla riservatezza, soprattutto in un momento delicato in cui il paziente non è autonomo e ha necessità dell’assistenza di altri per lo svolgimento di normali attività, come andare in bagno», ha protestato un paziente che qualche giorno fa, giunto al Santissimi Cosma e Damiano di Pescia per un ricovero nel reparto di chirurgia, si è visto collocare in una stanza dove erano presenti delle signore. Da qui la protesta.
I reparti misti secondo il paziente (ma non è l’unico a pensarla in questa maniera) andrebbero a ledere la privacy e la dignità dei ricoverati. «L’attivazione della promiscuità delle camere è in essere già da diversi anni», è la replica della Asl Toscana Centro. «Il ricovero di genere è ormai superato – fa sapere la direzione sanitaria – e tutto questo nell’interesse del paziente, che in questa maniera sarà ricoverato il prima possibile in una camera di degenza, piuttosto che attendere a lungo al pronto soccorso. E questo non vale solo per il nosocomio pesciatino, ma per tutti e 13 gli ospedali dell’azienda sanitaria».
Ad ogni modo, nel caso di stanze cosiddette “promiscue” vengono impiegate tende divisorie che consentono il più possibile il rispetto della privacy e della riservatezza e la riduzione di possibili situazioni di imbarazzo. Abbiamo chiesto, se tale decisione, fosse in qualche modo collegata all’indisponibilità di posti letto, ma la direzione sanitaria nega quest’ipotesi. Inoltre sarebbe anche diminuito il numero complessivo di ricoveri negli ospedali del territorio, secondo quanto ha diffuso l’Asl nella seconda conferenza del dipartimento delle specialistiche mediche che si è svolta qualche giorno fa a Prato.
Nel 2017, secondo i dati diffusi dall’azienda, rispetto all’anno precedente si parla di 1. 903 ricoveri in meno, 139 all’ospedale di Pescia. Un risultato che, per la Asl, si deve anche alle dimissioni effettuate 7 giorni su 7 ogni giorno dell’anno, sistema che ha portato a liberare posti letto e a diminuire il disagio per il ricovero. (ms)
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