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Il Pd candida Della Felice, no dei renziani

Il Pd candida Della Felice, no dei renziani

Pescia, contestata la scelta della segreteria per il candidato sindaco: «Misuriamoci con le primarie»

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PESCIA. Dopo lunghe e travagliate consultazioni il Pd pesciatino, ancora orfano di candidato sindaco, sembrava aver fatto quadrato attorno alla figura di Marco Della Felice, ex assessore della giunta Giurlani. Il segretario comunale Elisa Romoli, infatti, aveva incontrato qualche giorno fa quello provinciale Riccardo Trallori ed il segretario regionale del Pd Dario Parrini ed era venuto fuori il nome di Della Felice.

«Questa indicazione – si legge in una nota alla stampa - verrà valutata dal direttivo del partito che si terrà lunedì 12 febbraio. Prima della riunione Elisa Romoli avvierà una consultazione singola con ciascun componente del direttivo per verificare se la maggioranza si esprimerà a favore di Della Felice, in questo caso arriverà l’investitura ufficiale».

A poche ore dalla diffusione della notizia, il renziano Nicola Romagnani lancia un «guanto di sfida virtuale» dalla sua pagina Facebook al compagno di partito, invocando «a viso aperto» (questo il titolo del suo post) le primarie. «Ma chi l’ha deciso che Marco Della Felice sarà il candidato sindaco del Pd? A me non pare che in città ci sia tutto questo entusiasmo per Della Felice, al quale dico: caro Marco, perché non facciamo le primarie? Misuriamoci di fronte agli elettori, che siano loro a decidere e legittimare con un voto la candidatura: la mia, la tua e di chi altri voglia provarci. Se non ricordo male, è così che si fa nel Pd! Da quando Marco Niccolai, unico nome realmente unitario, ha fatto la sua scelta (mostrando alla città le sue vere priorità), a noi non rimangono che le primarie, l'unico strumento che lo statuto ci indica per scegliere chi corre».

«Pd non voleva dire Partito Democratico? E democratico sia, ma sul serio! – aggiunge in conclusione Romagnani –. Ci deve essere spazio, e io voglio occuparlo, per chi vuole bene alla città e non agli equilibri di corrente. Che siano solo 40 persone, impaurite e chiuse in una stanza, a decidere passaggi così importanti non è solo contro il nostro modo di vedere la politica, non ha proprio alcun senso».

Della Felice aveva detto che la sua scelta sarebbe dipesa anche dai numeri, vale a dire che solo un consenso unitariamente espresso sulla propria candidatura gli avrebbe fatto dire sì. Che farà a questo punto? (ms)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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