Lutto
Addio al campione olimpico «Ci ha regalato tanto a tutti»
Il funerale di Rossetti, bronzo a Barcellona ‘92 e padre di Gabriele, oro a Rio 2016 «La famiglia e il tiro al volo perdono una colonna, daremo il massimo in suo nome»
PONTE BUGGIANESE. Un brindisi al Tiro a Volo Pieve a Nievole-Montecatini per ricordare Bruno Rossetti. E un’Accademia per formare i giovani nella disciplina intitolata al grande atleta e allenatore internazionale, medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Barcellona 1992. Ieri l’ultimo saluto a una leggenda del tiro a volo, scomparso a 57 anni giovedì notte per un male incurabile, contro cui lottava da due anni. L’unica gara che non è riuscito a vincere.
Cerimonia semplice nella chiesa di San Michele Arcangelo di Ponte Buggianese, neppure troppo affollata. C’era chi gli ha voluto bene veramente: la moglie Isabelle, il figlio Gabriele con la fidanzata, i parenti, i frequentatori e gli allievi dell’impianto di via Ponte dei Bari, nonché gli amici dalla Francia, dove Rossetti è nato, e il presidente della Federazione italiana di Tiro a Volo (Fitav), Luciano Rossi.
Sono lontani i tempi della grande folla in piazza del Santuario nell’agosto 2016 – con passerella di politici e istituzioni – quando un intero territorio osannava Gabriele Rossetti per la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Rio de Janeiro. Grande merito del risultato è stato del padre Bruno, della sua passione e della sua competenza come tecnico, la sera della festa lui era lì in disparte, non amava gli eccessivi onori.
«La nostra federazione deve gratitudine e riconoscenza a Rossetti – ha detto il presidente Fitav, Rossi – ci ha abituato alle sfide difficili e ci ha insegnato a controllare noi stessi. Il figlio Gabriele ha accettato e vinto la sfida di suo padre. Bruno con la sua devozione esemplare per questa disciplina ha fondato e risollevato le sorti del Tav Pieve a Nievole-Montecatini. Ci ha chiesto di non rattristarci in questi giorni difficili. Noi vogliamo realizzare il suo sogno di avviare un’Accademia che serva a ricordo indelebile di una persona che è un patrimonio dello sport internazionale».
Di fronte alla bara un ritratto di Bruno Rossetti: sorridente, medaglia al collo, con un mazzo di fiori nella mano sinistra. Immortala Barcellona ‘92, oppure uno dei due successi al Mondiale, o forse una delle cinque vittorie ai Campionati Europei. «Sono stato tra i suoi primi allievi all’impianto di Montecatini – ha aggiunto Sandro Bellini, storico collaboratore di Rossetti, da 26 anni al Tav di via Ponte dei Bari – mi ha insegnato a pensare in modo positivo, a vedere sempre il bicchiere mezzo pieno. Mi ha fatto vivere tante emozioni, con lui sono cresciuto e ho coronato il sogno di diventare atleta e poi allenatore, cercherò di trasmettere agli altri ciò che ho imparato da lui. A ognuno di noi ha regalato qualcosa, aveva un sorriso e un consiglio per tutti. La famiglia dei tiro a volo perde tantissimo. Perde il suo amore, la sua passione, la sua fiducia. Noi continueremo a fare ciò che Bruno ci ha insegnato, tutti noi daremo il massimo nel nome di Bruno. Adesso faremo un brindisi per lui, così avrebbe voluto».
Gli applausi interrompono le parole. Il dolore è tanto, seppure silenzioso, composto. Com’era in vita Bruno Rossetti: un uomo che ha centrato traguardi sportivi raggiunti da pochi, e di cui poteva vantarsi. Non l’ha mai fatto.
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