Il dolore
Il vescovo: «Diocesi in discoteca la notte»
PIEVE A NIEVOLE. Dialogo contro fondamentalismo, che è la malattia del modo di pensare, dell'argomentazione. Va al di là dell'ambito religioso. Vita o morte, pace o violenza. Mai dire ormai: tutti...
PIEVE A NIEVOLE. Dialogo contro fondamentalismo, che è la malattia del modo di pensare, dell'argomentazione. Va al di là dell'ambito religioso. Vita o morte, pace o violenza. Mai dire ormai: tutti hanno la possibilità di recuperare, di rialzarsi. Concetti da aule universitarie, temi tra studiosi, cattedratici, illuminati. Temi da chiesa. E invece no: il dibattito va in scena in una discoteca. Sua emminenza il vescovo al posto del deejay, un professore di Filosofia morale dove muovono i fianchi le cubiste.
C'è il bancone del bar con le bottiglie di alcolici, e c'è monsignor Roberto Filippini, che dice: «Adesso lo facciamo di pomeriggio, ma in estate mi piacerebbe organizzare un incontro il sabato sera, nell'orario in cui i giovani vengono qui a ballare». Si chiama “Generazioni in cerca di accordi” l'iniziativa dell'ufficio cultura e dell'ufficio per la Pastorale giovanile della Diocesi di Pescia: tre appuntamenti al Dadamaino di Pieve a Nievole, il primo lunedì, gli altri il 19 febbraio e il 5 marzo. Pista da ballo piena, un gruppo di giovani e tanti adulti, numerosi sacerdoti delle varie parrocchie. A sedere anche i sindaci di Pieve, Montecatini e Ponte Buggianese.
Non c'è la musica ma un dibattito, una riflessione. Attacca Adriano Fabris, professore dell'Università di Pisa: «Ho parlato in tantissimi luoghi, mai però in una discoteca». È l'obiettivo del vescovo di Pescia, l'invito di Papa Francesco: una chiesa “in uscita”, una chiesa “aperta”. Il dialogo intergenerazionale al centro del ragionamento.
«C'è un'ingiustizia – dice Fabris – determinati comportamenti e situazioni rischiano di danneggiare le nuove generazioni. Ci sono troppe tensioni e contrapposizioni, poca condivisione e comunione. Il problema della tecnologia, che ha cambiato il rapporto con il mondo e con gli altri. Alla base delle nostre relazioni c'è la fiducia, ma per renderla reale e concreta serve il dialogo. Il modello della persuasione e della convinzione non è dialogo: nel campo della pubblicità, per esempio, noi siamo target, cioè bersaglio di una comunicazione unilaterale, è la violenza del marketing. Quando parliamo di categorie, queste spesso diventano stereotipo e pregiudizio, vedi la questione dei migranti. Il dialogo invece ha bisogno di ognuno di noi».
E anche di una discoteca per avvicinarsi ai giovani.
Luca Signorini
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