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Lavori in Padule, è stallo E i proprietari insorgono

Lavori in Padule, è stallo E i proprietari insorgono

La cosiddetta “rinaturalizzazione” dell’area umida non è ancora partita per la competenza passata dalla Provincia alla Regione. Progetto da 5 milioni

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PONTE BUGGIANESE. Fase di stallo per i lavori di manutenzione all’interno del Padule di Fucecchio. E siamo già in ritardo di un anno: doveva iniziare la scorsa estate infatti l’opera di “rinaturalizzazione” dell’area umida, con obiettivo la tutela dell’ecosistema naturale, oltre a quello di portare e mantenere acqua nell’invaso, mai come in questo caso considerata una risorsa. «Ci stiamo organizzando per partire nei mesi estivi 2018 – spiega Lorenzo Galardini, direttore di area Padule del Consorzio di bonifica Basso Valdarno – abbiamo avuto problemi tecnici e burocratici per la modifica in corso d’opera della normativa sui rifiuti, e la competenza delle riserve naturali è passata dalla Provincia alla Regione Toscana. Ci è stato richiesto da Arpat uno studio di caratterizzazione del fondo naturale, non solo nei corsi d’acqua ma anche nei fossi dove andremo a mettere i sedimenti scavati, l’analisi è stata affidata al Cnr di Pisa che la sta portando avanti».

Insorge per l’attesa l’associazione proprietari del Padule di Fucecchio: «Il progetto compensativo del tubone (24 chilometri di condotta ex novo con la dismissione di 15 piccoli impianti di depurazione, ndr) e i lavori di scavo dei canali ormai ricolmi sono fermi da anni per il problema che non si sa ancora dove mettere le terre di scavo potenzialmente inquinate, e a pochi chilometri si interrano altre migliaia di tonnellate di rifiuti (il riferimento è all’ampliamento con l’ottava vasca della discarica del Fossetto a Monsummano, ndr). Se non è follia questa, che cos’è? Crediamo ormai sempre più vicina la fine del Padule, con considerazione zero verso di noi che siamo proprietari dell’80% dell’intero comprensorio».

La “rinaturalizzazione” vale 5 milioni di euro, il progetto è già esecutivo e l’appalto affidato (all’azienda Fea Srl di Modena): si tratta di sistemare i corsi d’acqua e gli argini (molti oggi al livello del piano strada, ostruiti da terra, arbusti e detriti di vario genere), con la creazione di diversi bacini idraulici dove mantenere la risorsa idrica; di realizzare due laghi artificiali (uno in località Il Coccio a Ponte Buggianese e l’altro a Castelmartini di Larciano) e uno sbarramento di una valle nei pressi delle zone protette del Bosco di Chiusi e della Paduletta di Ramone, non lontane dal centro visite del Centro di ricerca e documentazione del Padule.

Ed è questa l’altra questione che ai proprietari non va giù: «È stata costituita la Consulta, di cui noi facciamo parte, che doveva garantire la gestione concertata dell’intero comprensorio con il contributo di tutte quelle associazioni che da anni operano a costo zero, e di punto in bianco ci ritroviamo di fronte un protocollo d’intesa che andrà a garantire la gestione delle riserve naturali a un’associazione non rappresentativa all’interno della Consulta, finanziata con 40.000 euro di denaro pubblico, e con altri 30.000 per un progetto di percorsi ciclabili che attraversa le nostre proprietà, e di cui nessuno ha chiesto l’autorizzazione». Insomma, il clima è teso. E a portare serenità non ha certo contribuito la gestione e quindi l’epilogo del Consorzio di bonifica Basso Valdarno, dalla tassa raddoppiata fino al commissariamento e all’impasse.

Luca Signorini

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