Il Tirreno

Montecatini

Una lunga striscia di sangue sul marciapiede

Luca Signorini
Elena Bandelli
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Elena Bandelli

Montecatini, le testimonianze dell’aggressione dei due fratelli albanesi. «I ragazzi sono usciti e poi rientrati feriti», racconta una donna. «Una zona che è stata abbandonata»

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MONTECATINI. Sangue dappertutto: sul marciapiede, su un muretto privato, sul pavimento e sul bancone del bar. Sangue e coltelli. Un giovane che si dilegua nell’oscurità, con la lama ancora in mano. Un altro colpito quasi a morte, suo fratello malconcio ma che può raccontare. Un’ambulanza a sirene spiegate, poi una seconda. I carabinieri. La paura che non va via, che stringe il cuore.

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«Tra le 23,30 e mezzanotte di venerdì 26 gennaio stavo per tornare a casa e andare a dormire – racconta Sara Agiba, titolare del bar Mago Merlino – Ho sentito e visto tutto il trambusto: urla, sirene, tante persone radunate. Non sono voluta andare a guardare, ho mandato un mio cliente: è tornato sbiancato».

Accanto al bar Dany c’è un parcometro: dove si infilano le monetine resta una chiazza rossastra. L’unica traccia che la notte di via Toti lascia dietro di sé. Una notte di coltelli, non è la prima. E di sangue, quello che i titolari del locale (una famiglia cinese) hanno ripulito fino alle 6 di mattina, poco prima di riaprire per le colazioni.

«L’accoltellamento è avvenuto sul marciapiede, qui fuori – spiega una dipendente del bar Dany – i due feriti erano dentro a giocare con le slot machine. Uno di loro è uscito quando è arrivato il terzo ragazzo, poi lo ha seguito il fratello. C’erano anche altre persone, non solo loro. Dopo pochi istanti sono rientrati insanguinati, è successo tutto velocemente. Abbiamo chiamato i soccorsi. Fortuna che la moglie e la figlia piccola del titolare erano già andati via. La rissa più grave è avvenuta circa 3 anni fa, ma di cosa dobbiamo avere paura? Ne succedono tante, non solo qui da noi, se ne sentono tante in televisione».

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Il sabato pomeriggio c’è traffico, persone a passeggio, due ragazzi vestiti da clown fermano i bambini, il sole rilassa, via vai nei negozi. Dietro l’angolo c’è corso Matteotti, le griffe. Davanti al bar Dany gruppetti di ragazzotti, sigarette, non di rado alzano la voce. Qualcuno con dei bolidi si ferma in doppia fila, saluta, stringe mani, in mezzo alla strada. «Siamo testimoni di una zona che progressivamente è stata abbandonata, la sera quando chiudiamo il negozio non ci sentiamo al sicuro – raccontano dal Barone Rosso Elisa Volpicelli e Chiara Michi – qui accanto, al bar, la confusione e i balordi ci sono sempre. L’episodio di venerdì sera non nasce certo a caso».

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«La realtà è che le facce che frequentano il bar non sono il massimo, ma per ora non ho mai assistito a scene di delinquenza, io ci sono da appena quattro mesi», aggiunge Elena Bandelli del negozio “Io e la lana”, all’angolo con via del Salsero. Con la sua tappezzeria invece Riccardo Cianchi c’è da 60 anni: «Al bar ci vado a prendere un caffè ogni tanto, ci resto cinque minuti, d’accordo incrocio qualche faccia un po’ così – riflette – ma stamani (sabato, ndr) c’era una strisciata di sangue sul marciapiede, e allora mi sono informato. Fortuna che chiudo alle 20». È dopo quell’ora che gli animi si agitano, e spuntano coltelli.


 

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