Proteste
Padule, salvo il Centro di ricerca
Il presidente Vanni firmerà l’atto di revoca dei licenziamenti dei dipendenti. Ma ora servono progetti
MONSUMMANO. In alto i calici per il Centro di ricerca, documentazione e promozione del Padule di Fucecchio. Al fotofinish del 2017 (il consiglio di amministrazione si è tenuto ieri mattina) l'associazione Onlus viene salvata e non chiuderà, come era previsto, il 31 dicembre. E proseguono pure i contratti (seppur part time, pesano sul bilancio per 36.000 euro l'anno) dei due storici dipendenti, Enrico Zarri e Alessio Bartolini.
«In questi giorni firmerò l'atto di revoca dei licenziamenti», conferma il presidente del Centro, Rinaldo Vanni. Sorrisi e brindisi a Capodanno. Ha mosso le coscienze la forte mobilitazione cresciuta in questi mesi: tra i principali animatori il comitato Amici del Padule di Fucecchio (da loro assemblee pubbliche, raccolte firme, campagne di crowdfunding, sit-in e continue pressioni), ma anche le associazioni ambientaliste. Sul carro di quelli che sono diventati i vincitori sono poi saliti alcuni consiglieri regionali (Baldi, Niccolai, Sostegni), promotori di lettere e interrogazioni indirizzate ai vertici del Granducato. Ultima spinta per evitare il de profundis di una storia che dura da oltre venticinque anni. Ha dato una bella mano pure il contributo una tantum inviato dalla Regione, un bonifico da 30.000 euro arrivato poche settimane fa nelle casse della Provincia di Pistoia.
Il 2018 resta comunque un’incognita, ma c'è un piano. Spiega Vanni: «Riorganizzeremo il Centro di ricerca che deve diventare sempre più operativo nell'offerta di servizi per il territorio. Vuol dire che l'associazione dovrà presentare progetti, piani di attività per la gestione delle riserve naturali, nell'ottica di valorizzazione e promozione turistica dell'area umida, di ricerca e monitoraggio, di studio e visite guidate per le scuole, mostre e pubblicazioni scientifiche. Tutte idee e lavori da definire su carta per partecipare a bandi, concorsi e manifestazioni d'interesse ad ogni livello istituzionale. In questo modo dovremo avere i finanziamenti e i contributi necessari. La Regione Toscana è disposta a dare il suo parere favorevole a questo programma di sviluppo».
I Comuni dovranno fare, ci mancherebbe, la loro parte, e il ragionamento riguarda non solo quelli rimasti o entrati in seguito come soci nell'associazione (Monsummano, Pieve a Nievole, Buggiano, Montecatini, Fucecchio e Cerreto Gudi), ma anche la pattuglia dei fuoriusciti (Ponte Buggianese, Larciano e Lamporecchio).
«Gli enti locali potranno anche non rientrare come soci (la quota annua non è trascendentale: 1.500 euro, ndr), ma chiediamo una nuova collaborazione in forma di contributi su idee e progetti presentati dal Centro», sottolinea Vanni. Che è, va detto, tra i grandi vincitori di una vicenda tribolata, ma su cui allo scadere, sembra essere tornato il sereno.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
