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Montecatini

Morto il magistrato dal cuore d’oro

Morto il magistrato dal cuore d’oro

Antonio Lucisano divenne famoso per aver fatto assolvere un senzatetto che aveva rubato per fame

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MONTECATINI. È morto a Pistoia, all’ospedale San Jacopo, a soli 62 anni Antonio Lucisano, avvocato generale della corte d’Appello di Genova, molto legato alla Valdinievole dove negli ultimi tempi abitava assieme alla moglie, Mimma Levato, stimata funzionaria dell’alberghiero Martini di Montecatini. Antonio, che a lungo aveva svolto l’incarico di sostituto procuratore alla corte d’appello genovese, era stato promosso di recente al ruolo di avvocato generale con una decisione presa dal plenum del Csm. Laureato a Genova nel 1978, dopo l’uditorato aveva esercitato come giudice prima presso il tribunale di Aosta o poi a Crotone dove, negli anni ’90, era stato presidente della sezione penale celebrando i maggiori processi di criminalità organizzata. Nel 2000 destinato alla corte d’appello di Venezia, poi a Bologna fino al 2009 quando, su richiesta, fu trasferito alla Procura generale di Genova. Lucisano lascia, oltre alla sua amata consorte, tre figli: Francesca, Irene e Piergiuseppe. Il funerale si terrà nella sua terra di origine, in Calabria, il 30 dicembre. Nel frattempo mezza Italia si è mobilitata per rendere omaggio a un grande magistrato dal cuore d’oro. Oggi alle 15,30 verrà celebrata una speciale funzione al Corpus Domini di Montecatini. Il magistrato aveva girato molte procure e affrontato processi difficili. Tra le sentenze che lo avevano visto protagonista una aveva attirato particolarmente l’attenzione mediatica: nel 2016 dimostrò che un pubblico accusatore può essere generoso con un imputato. Specie se è un povero che ruba per fame, come il senzatetto assolto dalla Cassazione per un furto a Genova. Dopo la condanna in appello dell’uomo per il furto di quattro würstel alla Ekom, Lucisano fece ricorso perché il senzatetto non aveva i soldi per un avvocato. «La mia figura – dichiarò lui in una intervista – viene di solito equiparata a quella dell’accusatore di professione. Ma io ho fatto l’opposto, stavolta. Mi sembrava assurdo che venisse condannato il protagonista di una storia del genere, che aveva rubato un pacchetto di würstel. Nemmeno qualcosa che devi cucinare. Era chiaro che lo volesse aprire e mangiare subito, no? ».

«Era un uomo semplice, che amava la sua famiglia – racconta Mimma – per me era solo un grande marito e padre. Fino ad oggi non avevo capito quale universo si celasse dietro la sua figura professionale». «È la passione che ha guidato ogni tuo spostamento – scrive la figlia Irene – ogni sacrificio che, se fatto con passione, diventava un’avventura. E le persone che hanno seguito il tuo esempio lo sanno».

Giovanna La Porta

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