La manifestazione
Da azienda leader a scheletro fatiscente
Viaggio nello storico “Pastificio Maltagliati” di Massa Cozzile, simbolo dei rimpianti e delle occasioni perdute
MASSA COZZILE. Ci facevano la pasta (dal 1848), da oltre dieci anni ci marcisce l’aria. E cadono pure i pezzi: ogni volta che piove o tira vento, viene giù un cornicione, una vetrata, una parte di intonaco o di copertura. Ci sono dei buchi nel mega-involucro in lamiera, mura graffiate, cataste di legna marciscenti. E dentro c’è anche dell’amianto, che non puzza ma è nocivo. Nel piazzale arbusti e detriti, animali vari a passeggio, che “bussano” alle tante villette da cui si gode un particolare panorama dello scempio.
Quella del Pastificio Maltagliati è una storia triste. La cancellata ha i lucchetti in ghisa, gli uffici sono sulla sinistra. Nel 2004 erano una trentina i dipendenti. Licenziati, stabilimento chiuso. Da allora solo pianti. Centinaia di automobilisti, ogni giorno, ne ricordano la gloria, quindi accelerano su via Primo Maggio. Ma per chi abita in questi paraggi l’azienda è quasi una cosa di famiglia. Seppur defunta. L’insegna è ancora ben visibile, rossa fiammante. Ultimo smacco alla desolazione.
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Il piano di recupero non è mai partito: crisi edilizia e veti del Comune. Il più recente dibattito risale al primo scorcio del mandato Niccolai (2009-2014): no a un centro commerciale di media superficie, su 1.500 metri quadrati (problemi di circolazione, già di per sé congestionata, in un’area, Margine Coperta, piuttosto urbanizzata).
Allora apparvero sulla carta 110 alloggi e 30 negozi, per una lottizzazione mai partita. L’Immobiliare Francesca dei fratelli Gonfiotti non è più stata in grado di avanzare pretese e portare le ruspe. E i proprietari sono sempre loro: ogni anno che passa il destino di spazi una volta produttivi (20.000 metri quadrati e volumetrie per 70.000 metri cubi) sembra difficile da cambiare. Resterà il silenzio, e assieme ad esso l’oblio.
La Fab Fin Spa arrivò nel 2001 per salvare il Pastificio (acquistato con 7 miliardi), già nel dramma. Durò tre anni il tentativo, ma poi seguì la beffa: azienda chiusa, lavoratori a casa e marchio Maltagliati rimasto nel portfolio del gruppo Fabianelli, che ad oggi continua a produrre con quello nel suo quartier generale di Castiglion Fiorentino (Arezzo). Di recente una cosa simile è successa allo storico calzaturificio Balducci di Pieve a Nievole.
La storia è importante. Non solo vicende economiche quelle che ruotano attorno all’azienda di Massa e Cozzile. Di mezzo ci sono anche squarci di cronaca nera: nel 2009, fu ucciso a Napoli insieme alla moglie l’ex re del grano Franco Ambrosio, che con la sua Italgrani, negli anni Novanta, possedeva il Pastificio di Margine e dava lavoro a un centinaio di persone. Finì in tribunale: default del gruppo, beni all’asta.
Arriva il gruppo Fabianelli, che dopo poco si defila, si tiene la griffe e vende le mura ai Gonfiotti. Su via Primo Maggio c’è ora una rotonda, il traffico scorre a ciclo continuo. Una strada insidiosa, dove capitano spesso incidenti. Il sagrato della chiesa è in faccia al Pastificio che fu, a quei lucchetti in ghisa. Gli appartamenti sono decine, così come i negozi. Apri le finestre in via Alighieri, poco più a sud verso Traversagna, e da lì scorgi tutto questo splendore. E il rammarico sorge spontaneo.
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