Sicurezza
Il presepe vivente di Pescia continua a far sognare
Una folla di grandi e piccini domenica scorsa lungo la sponda est del fiume per ammirare il suggestivo allestimento medievale: e il 6 gennaio si replica
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PESCIA. Un piccolo accampamento medioevale lungo il fiume Pescia, dove è possibile incontrare uomini a cavallo, nobili e donne del popolo. Il quartiere ricco e, subito, dopo il suggestivo mercato, permeato da aromi e sapori di un tempo. Infine, i recinti degli animali lungo la “via dei mestieri”, che accompagna i viandanti fino alla grotta di Betlemme, ricreata sotto il ponte principale della città, quello del duomo. Stiamo parlando del presepe vivente di Pescia, anche quest’anno ambientato in una parte del suggestivo parco naturale del lungofiume, sulla sponda est, a due passi dal centro storico e da “La via dei Presepi”.
Uno spettacolo suggestivo – in parte determinato dalla location, in parte dalla cura e perizia impiegate dagli organizzatori nella scelta dei dettagli – che ha debuttato domenica scorsa e che tornerà il 6 gennaio. Il presepe vivente di Pescia si ispira alla prima rappresentazione storica realizzata dal Santo Francesco nel XIII secolo. L’idea del presepe vivente a Pescia è nata nel 2006 da un gruppo di amici che decisero così di provare a recuperare, oltre alla rievocazione storica della tradizione, soprattutto il vero e più autentico significato cristiano del periodo natalizio. La prima edizione fu ambientata nell’anno zero, data della nascita di Gesù secondo la tradizione cristiana. Dall’anno successivo, in considerazione che lo stesso era realizzato in una città con una importante storia medioevale, è stato deciso di reinterpretare il presepe secondo quanto vissuto a greccio da San Francesco nel lontano anno 1223. Un presepe dinamico, a differenza di altri, che fa del movimento dei personaggi una sua caratteristica particolare, andando a percorrere e far conoscere in questo modo alcune zone caratteristiche del centro storico, nel tentativo di valorizzare le bellezze architettoniche coinvolgendo lo spettatore nell’atmosfera e nei colori dell’epoca attraverso una fusione di luci e musicalità. La manifestazione è denominata “Città nel Presepe” perché l’ambizione degli organizzatori è soprattutto quella di coinvolgere i cittadini, tutti, a prescindere dalla loro fede, e soprattutto i bambini, troppo spesso attratti solo dall’aspetto consumistico del periodo natalizio.
L’obiettivo è stato pienamente raggiunto: tanti occhi sgranati domenica scorsa ammiravano la natività, a tratti commuovendosi di fronte ad una storia, che sebbene conti duemila anni, è ancora capace di far sognare.
Maria Salerno
Uno spettacolo suggestivo – in parte determinato dalla location, in parte dalla cura e perizia impiegate dagli organizzatori nella scelta dei dettagli – che ha debuttato domenica scorsa e che tornerà il 6 gennaio. Il presepe vivente di Pescia si ispira alla prima rappresentazione storica realizzata dal Santo Francesco nel XIII secolo. L’idea del presepe vivente a Pescia è nata nel 2006 da un gruppo di amici che decisero così di provare a recuperare, oltre alla rievocazione storica della tradizione, soprattutto il vero e più autentico significato cristiano del periodo natalizio. La prima edizione fu ambientata nell’anno zero, data della nascita di Gesù secondo la tradizione cristiana. Dall’anno successivo, in considerazione che lo stesso era realizzato in una città con una importante storia medioevale, è stato deciso di reinterpretare il presepe secondo quanto vissuto a greccio da San Francesco nel lontano anno 1223. Un presepe dinamico, a differenza di altri, che fa del movimento dei personaggi una sua caratteristica particolare, andando a percorrere e far conoscere in questo modo alcune zone caratteristiche del centro storico, nel tentativo di valorizzare le bellezze architettoniche coinvolgendo lo spettatore nell’atmosfera e nei colori dell’epoca attraverso una fusione di luci e musicalità. La manifestazione è denominata “Città nel Presepe” perché l’ambizione degli organizzatori è soprattutto quella di coinvolgere i cittadini, tutti, a prescindere dalla loro fede, e soprattutto i bambini, troppo spesso attratti solo dall’aspetto consumistico del periodo natalizio.
L’obiettivo è stato pienamente raggiunto: tanti occhi sgranati domenica scorsa ammiravano la natività, a tratti commuovendosi di fronte ad una storia, che sebbene conti duemila anni, è ancora capace di far sognare.
Maria Salerno
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