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“Astronave” ancora contesa ricorso al Tar contro gli espropri

L’edificio doveva ospitare la sede della Pubblica assistenza monsummanese e la Casa della salute Il proprietario chiede un risarcimento da 1,5 milioni di euro e la restituzione dei terreni contestati

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MONSUMMANO. Bega legale per il Comune, che rischia grosso: un risarcimento in denaro pari a 1 milione e 500.000 euro o la restituzione dei terreni liberi da opere e ingombri. E sull’area in questione le costruzioni sono tra l’altro quasi finite (anche se il cantiere è fermo da un pezzo).

La cosiddetta “astronave” di via Mameli (di fianco al bocciodromo e al centro anziani), dove un tempo c’erano i macelli comunali, più che spiccare il volo potrebbe addirittura essere demolita. Di proprietà della Pubblica Assistenza Monsummanese, che la acquistò nel 2000 dopo un bando pubblico (e ci ha investito oltre 2 milioni di euro), è al centro di un contenzioso di fronte al Tar della Toscana avviato dal vecchio possidente delle superfici, Bruno Bindi. Manco a dirlo ciò che al ricorrente non torna sono i termini dell’esproprio (dai tempi del procedimento e conseguenti notifiche, fino all’errata suddivisione delle particelle catastali). Roba vecchia, ma visti i tempi dei tribunali evidentemente ancora attuale.

La resistenza a colpi di ricorsi inizia nel 2004 e prosegue nel 2006: il privato si scagliò prima contro la delibera del consiglio comunale del 7 febbraio 2003 (Piano particolareggiato “Area ex Macelli”), poi contro il provvedimento del Comune del 14 ottobre 2005 che in sostanza accoglieva la pronuncia consiliare “e la conseguente autorizzazione all’occupazione definitiva degli immobili di proprietà Bindi”.

Le sentenze dei giudici amministrativi sono diverse: il primo ricorso è accolto, il secondo invece respinto. L’ultimo capitolo della vicenda è un’ordinanza recente del Tar che fissa al 21 novembre 2018 l’udienza pubblica di trattazione del caso, non ancora risolto visto il contrasto tra le decisioni dei magistrati, e dunque pendente. Bindi, come detto, attraverso il suo legale Alberto Bianchi chiede di “accertare l’illegittimità dell’occupazione dei terreni”, un risarcimento milionario equivalente al valore dei beni e la quantificazione dei danni per la lunga causa.

Il tribunale obbliga poi il municipio ad inviare una relazione sullo stato attuale dei luoghi, su tutti i passaggi del procedimento di esproprio, sulla superficie occupata, la classificazione urbanistica e il suo valore. E il Comune deve fare in fretta a produrre la documentazione: 60 giorni. Tra un annetto arriverà la sentenza definitiva. Resta l’impiccio che coinvolge anche la Pubblica Assistenza (seppur non citata in giudizio): gli ex Macelli infatti dovevano diventare la nuova sede dell’associazione (ora in via Mazzini), con ambulanze, servizio infermieristico, 118 e protezione civile, e rischia di naufragare il progetto di aprire al secondo e terzo piano dell’astronave la Casa della Salute di Monsummano, 600 metri quadrati gestiti da Asl e Sds. Insomma, è una grana.

Luca Signorini

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