Sicurezza
Abusi sessuali sulla nipote 14enne misura cautelare per il nonno-orco
Mentre erano soli in casa l’uomo (60 anni) aveva ripetutamente “accarezzato” la ragazzina che in lacrime ha poi raccontato tutto alla mamma: ora non potrà avvicinarsi a lei a meno di 300 metri
3 MINUTI DI LETTURA
MONTECATINI. Ancora sotto choc, prima si era confidata con la sua migliore amica, poi, proprio su suo consiglio, aveva raccontato tutto alla mamma. Spiegandole, tra i singhiozzi, quello che il nonno, mentre faceva i compiti di scuola, le aveva fatto quando era rimasta da sola con lui, pochi giorni prima del suo quattordicesimo compleanno. Immediate la visita all’ospedale e la denuncia ai carabinieri, e quindi – scattata la procedura del “Codice rosa” – l’apertura di un’inchiesta per violenza sessuale aggravata da parte della procura. Per un’indagine lampo che martedì ha portato ad una misura cautelare nei confronti del nonno-orco: l’uomo, sessantenne, residente in un comune della Valdinievole, non potrà avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla nipote, e dovrà comunque mantenere una distanza da lei di almeno 300 metri. Nella sua ordinanza, il gip del tribunale Alessandro Buzzegoli, gli ha vietato anche di comunicare in alcun modo con la ragazzina.
Una misura restrittiva che il giudice delle indagini preliminari ha ritenuto sufficiente a scongiurare la reiterazione di analoghi reali, visto che la giovanissima vittima non frequenta più la casa del padre (i genitori non vivono più insieme da anni), dove è avvenuta la violenza.
In quella casa la ragazzina era solita fermarsi dopo la scuola due pomeriggi la settimana. Per pranzare con il padre, fare i compiti, guardare un po’ di tv... Ma quel pomeriggio di un paio di mesi fa, era cambiato qualcosa. Per sempre. Mentre stava studiando geometria seduta al tavolo del soggiorno, il nonno le si era avvicinato da dietro, le aveva sollevato la felpa e aveva iniziato a toccarla. Lei, terrorizzata, si era tolta le sue mani di dosso, ma l’uomo, dicendole che non faceva niente di male, aveva ricominciato. Secondi interminabili, poi il telefono di casa aveva squillato e la ragazzina era corsa a rispondere, liberandosi da quell’abbraccio. Ma il nonno l’aveva seguita. E mentre lei parlava al telefono con la madre, si era avvicinato, per toccarla di nuovo, questa volta abbassandole i pantaloni. Non un grido, né una protesta. Anzi, la ragazzina aveva cercato di continuare a parlare normalmente con la mamma, che di lì ma poco sarebbe passata a prenderla. Aveva paura che il nonno la picchiasse (avrebbe poi raccontato ai carabinieri), perché sapeva che era un tipo violento: in passato aveva più volte picchiato la nonna, e minacciato il babbo, anche con un coltello. Dopo poco il nonno l’aveva lasciata in pace, ma prima che lei uscisse, quando la madre aveva suonato il campanello, le aveva intimato di non raccontare niente, altrimenti si sarebbe arrabbiato. Ma quello stesso pomeriggio, a casa della sua migliore amica, non ce l’aveva fatta più: aveva detto tutto prima a lei e poi alla mamma. All’ospedale i medici le avevano riscontrato escoriazioni che confermavano il suo racconto.
Interrogato pochi giorni dopo, il sessantenne – nel frattempo cacciato di casa dal figlio – pur cercando di sminuire la sua condotta, aveva ammesso di aver “accarezzato” la nipote sulle parti intime.
Massimo Donati
Una misura restrittiva che il giudice delle indagini preliminari ha ritenuto sufficiente a scongiurare la reiterazione di analoghi reali, visto che la giovanissima vittima non frequenta più la casa del padre (i genitori non vivono più insieme da anni), dove è avvenuta la violenza.
In quella casa la ragazzina era solita fermarsi dopo la scuola due pomeriggi la settimana. Per pranzare con il padre, fare i compiti, guardare un po’ di tv... Ma quel pomeriggio di un paio di mesi fa, era cambiato qualcosa. Per sempre. Mentre stava studiando geometria seduta al tavolo del soggiorno, il nonno le si era avvicinato da dietro, le aveva sollevato la felpa e aveva iniziato a toccarla. Lei, terrorizzata, si era tolta le sue mani di dosso, ma l’uomo, dicendole che non faceva niente di male, aveva ricominciato. Secondi interminabili, poi il telefono di casa aveva squillato e la ragazzina era corsa a rispondere, liberandosi da quell’abbraccio. Ma il nonno l’aveva seguita. E mentre lei parlava al telefono con la madre, si era avvicinato, per toccarla di nuovo, questa volta abbassandole i pantaloni. Non un grido, né una protesta. Anzi, la ragazzina aveva cercato di continuare a parlare normalmente con la mamma, che di lì ma poco sarebbe passata a prenderla. Aveva paura che il nonno la picchiasse (avrebbe poi raccontato ai carabinieri), perché sapeva che era un tipo violento: in passato aveva più volte picchiato la nonna, e minacciato il babbo, anche con un coltello. Dopo poco il nonno l’aveva lasciata in pace, ma prima che lei uscisse, quando la madre aveva suonato il campanello, le aveva intimato di non raccontare niente, altrimenti si sarebbe arrabbiato. Ma quello stesso pomeriggio, a casa della sua migliore amica, non ce l’aveva fatta più: aveva detto tutto prima a lei e poi alla mamma. All’ospedale i medici le avevano riscontrato escoriazioni che confermavano il suo racconto.
Interrogato pochi giorni dopo, il sessantenne – nel frattempo cacciato di casa dal figlio – pur cercando di sminuire la sua condotta, aveva ammesso di aver “accarezzato” la nipote sulle parti intime.
Massimo Donati
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
