Il Tirreno

Montecatini

Stop al presepe vivente di Castelvecchio

Maria Salerno
Un’immagine della scorsa edizione del presepe vivente di Castelvecchio, sulla montagna pesciatina
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Un’immagine della scorsa edizione del presepe vivente di Castelvecchio, sulla montagna pesciatina

Troppi adempimenti richiesti dalle normative antiterrorismo. «Costi insostenibili per piccoli gruppi come il nostro»

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PESCIA. Il presepe vivente di Castelvecchio, quest’anno, non si svolgerà. Le ragioni: adempimenti burocratici troppo costosi, insostenibili per una macchina organizzativa che può contare solo sull’impegno e la buona volontà di uno sparuto gruppo di volontari.

A comunicarlo, sulla pagina facebook del gruppo parrocchiale del piccolo castello della Valleriana e alla stampa è Roberto Flori, uno dei personaggi più attivi del paese, l’anima organizzativa di tante iniziative, presepe vivente compreso.

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«Il gruppo organizzativo, seguendo come gli scorsi anni l’iter burocratico per richiedere il patrocinio del Comune e le necessarie autorizzazioni, ad un mese e mezzo dall’evento si è visto richiedere adempimenti che fino ad oggi non si erano resi necessari – ha spiegato Flori – Si tratta delle nuove disposizioni sulla sicurezza e le norme antiterrorismo, complice sicuramente anche il commissariamento del Comune di Pescia, con nuove ordinanze della Commissaria (una delle ultime risalente al 16 ottobre) come l’obbligo della presenza a pagamento di personale qualificato (protezione civile o vigili urbani), redazione da parte di un professionista di un piano di sicurezza ed evacuazione, acquisto di tutto il materiale necessario (cartellonistica, estintori) per essere a norma. Tutte queste richieste ci hanno messo davanti ad una barriera insormontabile, visti anche i tempi ristretti in cui la manifestazione si sarebbe dovuta svolgere, e il costo totale dell’adeguamento per un evento che non percepisce introiti, se non tramite offerte».

Dal 1990, ad esclusione di qualche edizione saltata causa maltempo, la manifestazione del presepe vivente, la sera del 24 dicembre si è sempre svolta. Adesso i volontari del gruppo, per evitare che anche altre manifestazioni paesane saltino, si stanno muovendo per tempo per poter far fronte alle nuove esigenze organizzative, che dovranno tener conto delle normative vigenti.

«Non è possibile paragonare un presepe vivente, dove al limite possono partecipare qualche centinaio di persone che si alternano nell’arco di tutto lo svolgimento (4/5 ore), oppure una processione religiosa e per di più svolte in paesi come Castelvecchio o altri paesi della montagna, a concerti, assembramenti o altre manifestazioni con migliaia di persone e svolti in grandi città – dicono a Catelvecchio – vogliamo lanciare un grido di protesta affinché le nuove amministrazioni, sia locali che di Stato, prendano atto che stanno facendo morire il volontariato e creano grossi danni all’economia locale e nazionale. E non è certo questo il modo di risolvere situazioni di reale pericolo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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