Sicurezza
Traffico di prodotti petroliferi: 5 arresti
di Massimo Donati
Ai domiciliari per associazione per delinquere imprenditori e prestanome, 11 in tutto gli indagati fra Pistoiese e Valdinievole
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PISTOIA. Una società costituita appositamente. Una scatola vuota registrata poi all’Agenzia delle entrate come “esportatrice abituale”, ma tale solo sulla carta. Soltanto per poter acquistare in raffineria olio lubrificante esentasse, senza Iva, in quanto, appunto, destinato poi al mercato estero. Ma solo in teoria. Di fatto, quell’olio lubrificante, trasportato in un deposito commerciale di Pistoia, veniva lì miscelato con del gasolio e poi rivenduto come carburante per autotrazione (tra l’altro inquinante e dannoso per i motori) non fuori dall’Italia, bensì a stazioni di servizio sia in provincia che in regioni del nord del Paese. Naturalmente a prezzi fortemente concorrenziali visto che l’acquisto iniziale era avvenuto senza Iva e che la società fittizia era destinata a chiudere i battenti (come di fatto è avvenuto) prima di eventuali accertamenti da parte del Fisco.
È con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’evasione delle imposte sui prodotti energetici che la Guardia di Finanza di Pistoia – al termine di una complessa indagine iniziata nel luglio 2015 – ha eseguito ieri mattina cinque ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Altri tre indagati (solo uno dei quali per il reato associativo) sono stati invece sottoposti dalla gip Patrizia Martucci alla misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza col divieto di uscire di casa nelle ore notturne. Gli altri reati contestati dal pm titolare dell’inchiesta, Claudio Curreli, vanno dalla violazione della normativa in materia di trasporto di prodotti soggetti ad accisa, al falso in atto pubblico, alla truffa ai danni dell’amministrazione finanziaria, all’emissione di fatture per operazioni inesistenti.
Complessivamente gli indagati sono 11.
La gip ha inoltre disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di conti correnti e immobili per un valore di oltre un milione di euro nei confronti dei cinque indagati finiti ai domiciliari.
Le indagini delle Fiamme Gialle pistoiesi sono partite del sequestro di un’autobotte proveniente dalla Germania in via Rubattorno, a Quarrata, nel luglio 2015: il carico di prodotti petroliferi sulla carta era destinato a Malta e il camionista polacco si era giustificato dicendo di essersi fermato lì per fare shopping. Gli accertamenti partiti da quell’episodio (che si erano poi diramati anche nella costola d’indagine che, nel febbraio 2016, aveva portato all’arresto dei due fratelli titolari della “Angeli Petroli” di Castellare di Pescia) avevano svelato un traffico ben più ampio.
Secondo Finanza e procura, alla base c’era una società “cartiera”, la Clean Rent Group, intestata a un prestanome, Filippo Lepri, ma gestita di fatto da Filippo Lenzo. Tramite questa, l’olio lubrificante veniva acquistato dai produttori esente da Iva, in quanto formalmente destinato al mercato estero da una società. E soprattutto perché la Clean Rent Group aveva dichiarato all’Agenzia delle entrate di essere esportatrice abituale e per tale motivo di aver maturato l’anno precedente un credito d’Iva, un “plafond” da poter “spendere” pere comprare in Italia in esenzione d’imposta.
Fatto sta che i carichi venivano inviati ai depositi di Quarrata e di Pistoia della società “F.F. Oil” (amministrata da Filippo Lenzo assieme al fratello Vito Lenzo e a Fabrizio Romanelli), con sede legale a Prato, e della srl “Centro petrolifero pistoiese”di via Gora e Barbatole, fino ad una certa data amministrata da Giorgio Bartolomei. Lì l’olio veniva miscelato con gasolio e venduto, a prezzi assai concorrenziali, a clienti italiani attraverso l’uso di falsi documenti di trasporto. La tecnica per chiudere il cerchio della frode è stata poi quella di far scomparire la società “cartiera” (fallita) prima di eventuali accertamenti fiscali.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
È con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata all’evasione delle imposte sui prodotti energetici che la Guardia di Finanza di Pistoia – al termine di una complessa indagine iniziata nel luglio 2015 – ha eseguito ieri mattina cinque ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Altri tre indagati (solo uno dei quali per il reato associativo) sono stati invece sottoposti dalla gip Patrizia Martucci alla misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza col divieto di uscire di casa nelle ore notturne. Gli altri reati contestati dal pm titolare dell’inchiesta, Claudio Curreli, vanno dalla violazione della normativa in materia di trasporto di prodotti soggetti ad accisa, al falso in atto pubblico, alla truffa ai danni dell’amministrazione finanziaria, all’emissione di fatture per operazioni inesistenti.
Complessivamente gli indagati sono 11.
La gip ha inoltre disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di conti correnti e immobili per un valore di oltre un milione di euro nei confronti dei cinque indagati finiti ai domiciliari.
Le indagini delle Fiamme Gialle pistoiesi sono partite del sequestro di un’autobotte proveniente dalla Germania in via Rubattorno, a Quarrata, nel luglio 2015: il carico di prodotti petroliferi sulla carta era destinato a Malta e il camionista polacco si era giustificato dicendo di essersi fermato lì per fare shopping. Gli accertamenti partiti da quell’episodio (che si erano poi diramati anche nella costola d’indagine che, nel febbraio 2016, aveva portato all’arresto dei due fratelli titolari della “Angeli Petroli” di Castellare di Pescia) avevano svelato un traffico ben più ampio.
Secondo Finanza e procura, alla base c’era una società “cartiera”, la Clean Rent Group, intestata a un prestanome, Filippo Lepri, ma gestita di fatto da Filippo Lenzo. Tramite questa, l’olio lubrificante veniva acquistato dai produttori esente da Iva, in quanto formalmente destinato al mercato estero da una società. E soprattutto perché la Clean Rent Group aveva dichiarato all’Agenzia delle entrate di essere esportatrice abituale e per tale motivo di aver maturato l’anno precedente un credito d’Iva, un “plafond” da poter “spendere” pere comprare in Italia in esenzione d’imposta.
Fatto sta che i carichi venivano inviati ai depositi di Quarrata e di Pistoia della società “F.F. Oil” (amministrata da Filippo Lenzo assieme al fratello Vito Lenzo e a Fabrizio Romanelli), con sede legale a Prato, e della srl “Centro petrolifero pistoiese”di via Gora e Barbatole, fino ad una certa data amministrata da Giorgio Bartolomei. Lì l’olio veniva miscelato con gasolio e venduto, a prezzi assai concorrenziali, a clienti italiani attraverso l’uso di falsi documenti di trasporto. La tecnica per chiudere il cerchio della frode è stata poi quella di far scomparire la società “cartiera” (fallita) prima di eventuali accertamenti fiscali.
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