La protesta
Rimesso in libertà il commercialista della “Alessio Carni”
Monsummano, la gip del tribunale revoca i domiciliari e si riserva sulla sorte dei quattro responsabili dell’azienda arrestati
MONSUMMANO. Un ruolo, all’interno della presunta organizzazione criminale, che, da quanto è emerso durante l’interrogatorio di garanzia, appare ridimensionato rispetto alle iniziali accuse. Per questo la gip del tribunale ha rimesso in libertà Spartaco Capaccioli, il commercialista di Larciano arrestato nell’ambito dell’operazione del Nas di Firenze che, l’8 novembre scorso, aveva visto finire ai domiciliari anche i responsabili dell’azienda “Alessio Carni”.
Sciolta la riserva, la giudice delle indagini preliminari Maria Elena Mele ha sostituito perciò la misura cautelare con quelle meno restrittive dell’obbligo di dimora nel comune di residenza e dell’obbligo, per il 51enne professionista valdinievolino, di presentarsi quotidianamente ai carabinieri della locale caserma.
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La gip non ha invece ancora sciolto la riserva per gli altri quattro indagati finiti ai domiciliari, anche loro difesi dall’avvocato Claudio Casciani: Bonello Parlanti, 76 anni, Alessio Parlanti, 49, Enrico Parlanti, 35, e Francesco Parlanti, 38. Sulla richiesta di liberazione avanzata dal legale (che ha soprattutto l’obiettivo di consentire la ripresa del lavoro nell’azienda, rimasta, praticamente, senza dirigenti), la procura ha comunque espresso parere negativo, ritenendo che quella degli arresti domiciliari sia l’unica misura adeguata per prevenire la reiterazione del reato contestato.
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I quattro responsabile dell’azienda, che si trova in via Francesca Sud, in località Uggia, sono accusati, assieme al loro commercialista, di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni di enti pubblici, frode in pubbliche forniture, commercio di sostanze alimentari nocive e falso. Secondo gli inquirenti, la storica azienda (in totale 8 dipendenti) aveva distribuito cibo avariato in almeno 30 mense di scuole e ospedali del centro e del nord Italia, e in 13 caserme dell’Esercito e dell’Aeronautica militare, di cui due all’estero. Da qui il nome dell’inchiesta partita nel gennaio 2016: “Malacarne”.
La Alessio Carni si sarebbe aggiudicate appalti pubblici di forniture alimentari per diversi milioni di euro presentando offerte vantaggiose ottenute abbassando i costi del servizio, ma commercializzando alimenti nocivi per la salute come carne avariata o contaminata da batteri. In tutto i Nas hanno sequestrato tre tonnellate di carne non conforme alla legge e quasi 320.000 euro tra denaro e beni intestati alla società, che nel solo 2016 si è aggiudicata appalti per 6 milioni di euro.
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