Attenzione
operazione “malacarne”
Restano ai domiciliari i quattro arrestati
MONSUMMANO. Restano agli arresti domiciliari i responsabili dell’“Alessio Carni” di via Francesca sud. La gip del tribunale di Pistoia Maria Elena Mele ha infatti respinto l’istanza avanzata dall’avvo...
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MONSUMMANO. Restano agli arresti domiciliari i responsabili dell’“Alessio Carni” di via Francesca sud. La gip del tribunale di Pistoia Maria Elena Mele ha infatti respinto l’istanza avanzata dall’avvocato difensore Claudio Casciani. Secondo la giudice delle indagini preliminari la misura restrittiva in corso resta per il momento l’unica in grado evitare una possibile reiterazione del reato.
Bonello Parlanti, 76 anni, Alessio Parlanti, 49, Enrico Parlanti, 35, e Francesco Parlanti, 38, sono stati arrestati l’8 novembre scorso nell’ambito dell’operazione “Malacarne”, portata avanti dai carabinieri del Nas di Firenze. I quattro sono accusati, assieme al loro commercialista, di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni di enti pubblici, frode in pubbliche forniture, commercio di sostanze alimentari nocive e falso. Secondo gli inquirenti, la storica azienda (in totale 8 dipendenti) aveva distribuito cibo avariato in almeno 30 mense di scuole e ospedali del centro e del nord Italia, e in 13 caserme dell’Esercito e dell’Aeronautica militare, di cui due all’estero. Da qui il nome dell’inchiesta, partita nel gennaio 2016. Contro l’ordinanza cautelare del gip, il difensore ha comunque già presentato ricorso al tribunale del riesame.
Bonello Parlanti, 76 anni, Alessio Parlanti, 49, Enrico Parlanti, 35, e Francesco Parlanti, 38, sono stati arrestati l’8 novembre scorso nell’ambito dell’operazione “Malacarne”, portata avanti dai carabinieri del Nas di Firenze. I quattro sono accusati, assieme al loro commercialista, di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni di enti pubblici, frode in pubbliche forniture, commercio di sostanze alimentari nocive e falso. Secondo gli inquirenti, la storica azienda (in totale 8 dipendenti) aveva distribuito cibo avariato in almeno 30 mense di scuole e ospedali del centro e del nord Italia, e in 13 caserme dell’Esercito e dell’Aeronautica militare, di cui due all’estero. Da qui il nome dell’inchiesta, partita nel gennaio 2016. Contro l’ordinanza cautelare del gip, il difensore ha comunque già presentato ricorso al tribunale del riesame.
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