Sicurezza
No alla cessione del cuore della città in mani private
di David Meccoli
Sopralluogo del capogruppo regionale del Movimento 5 stelle agli stabilimenti
3 MINUTI DI LETTURA
MONTECATINI. Anche se non era certo la prima volta che avevamo accesso ai diversi stabilimenti termali (in questo caso al seguito del Movimento 5 Stelle, ma il cahier des doléances sull’argomento è stato di volta in volta elencato dai partiti di tutto l’arco costituzionale in visita da queste parti), vedere luoghi spesso ormai abbandonati, per non dire dimenticati, mette sempre una gran tristezza.
Forse il potenziale inespresso delle Terme non starà davvero – o forse sì? – in ciò che ha quantificato l’amministratore unico della società Carlo Brogioni (“Sfruttiamo solo il 5 per cento di questa azienda”), ma resta certo l’alone di incertezza che aleggia in questi luoghi, stretti tra un bando di vendita delle quote da parte della Regione (dovrebbe essere pubblicato entro fine anno) e un bilancio 2016 che avrà il suo sospirato epilogo solo a novembre.
E di questa sfocata situazione si sarà reso certamente conto anche il consigliere regionale dei 5 Stelle Gabriele Bianchi, che per sua stessa ammissione si affacciava per la prima volta negli edifici e nei parchi circostanti (abbiamo visitato, alcuni all’interno, altri solo dall’esterno, Torretta, Tettuccio, Leopoldine, Bibite gratuite e Salute). «In Regione – dice il capogruppo – ragionano in termini esclusivamente ragionieristici, ma qui si rischia di svendere una città con tutta la sua storia. La giunta sta seguendo un percorso di dismissione vergognoso: per noi, invece, il patrimonio termale dovrebbe restare in mano al pubblico. Se c’è la volontà politica, si può fare, ma in questo caso non esiste. È un colpo al cuore vedere questo patrimonio lasciato decadere in un’atmosfera di svendita e disimpegno intollerabile».
«Vorrei che i cittadini – aggiunge il consigliere comunale Cristiano Berti – si svegliassero dal torpore. Perdere la proprietà delle Terme a Montecatini significa perdere il cuore di questa città. Bene che la gente capisca che con le Terme in mano privata, perderemmo ogni potere su questo patrimonio simbolo del nostro comune. Il privato che compra diventerà proprietario del cuore di questa città. Per fare un esempio: se la collina del parco Panteraie sarà di un proprietario privato, senza limiti e strategie imposte dal pubblico, come facciamo a sapere che non potrà costruirvi? A Merano le Terme sono una società in house del Comune: non è vero che non si può fare anche qui».
E anche restando al solo aspetto economico, i grillini non ci vedono chiaro. «Dall’operazione di cessione delle Terme – dice Bianchi – la Regione si aspetta un impatto finanziario massimo di 20,6 milioni di euro e minimo di 8,7 milioni. L’atto è pubblico e visto che il massimo è esattamente più del doppio del minimo ci chiediamo perché chi parteciperà alla gara dovrebbe spendere 20 milioni per qualcosa che la stessa Regione stima possa valere meno della metà».
«Queste valutazioni – replica l’Au Brogioni – hanno invece una loro logica. La prima perizia è funzionale alla vendita, la seconda alla liquidazione della società. Purtroppo è però vero che lo stiamo dicendo anche ai potenziali acquirenti: vedremo comunque in fase di trattativa dove si posizionerà l’esatta cifra. E se non troveremo investitori, cercheremo comunque un’altra soluzione per concludere i lavori alle Leopoldine».
Quello stesso cantiere alle Leopoldine che Berti spiega a Bianchi essere stato «montato in fretta e furia dall’allora centrodestra al governo della città, seguendo solo un progetto di massima dell’architetto Fuksas: ma si era in piena campagna elettorale…».
Forse il potenziale inespresso delle Terme non starà davvero – o forse sì? – in ciò che ha quantificato l’amministratore unico della società Carlo Brogioni (“Sfruttiamo solo il 5 per cento di questa azienda”), ma resta certo l’alone di incertezza che aleggia in questi luoghi, stretti tra un bando di vendita delle quote da parte della Regione (dovrebbe essere pubblicato entro fine anno) e un bilancio 2016 che avrà il suo sospirato epilogo solo a novembre.
E di questa sfocata situazione si sarà reso certamente conto anche il consigliere regionale dei 5 Stelle Gabriele Bianchi, che per sua stessa ammissione si affacciava per la prima volta negli edifici e nei parchi circostanti (abbiamo visitato, alcuni all’interno, altri solo dall’esterno, Torretta, Tettuccio, Leopoldine, Bibite gratuite e Salute). «In Regione – dice il capogruppo – ragionano in termini esclusivamente ragionieristici, ma qui si rischia di svendere una città con tutta la sua storia. La giunta sta seguendo un percorso di dismissione vergognoso: per noi, invece, il patrimonio termale dovrebbe restare in mano al pubblico. Se c’è la volontà politica, si può fare, ma in questo caso non esiste. È un colpo al cuore vedere questo patrimonio lasciato decadere in un’atmosfera di svendita e disimpegno intollerabile».
«Vorrei che i cittadini – aggiunge il consigliere comunale Cristiano Berti – si svegliassero dal torpore. Perdere la proprietà delle Terme a Montecatini significa perdere il cuore di questa città. Bene che la gente capisca che con le Terme in mano privata, perderemmo ogni potere su questo patrimonio simbolo del nostro comune. Il privato che compra diventerà proprietario del cuore di questa città. Per fare un esempio: se la collina del parco Panteraie sarà di un proprietario privato, senza limiti e strategie imposte dal pubblico, come facciamo a sapere che non potrà costruirvi? A Merano le Terme sono una società in house del Comune: non è vero che non si può fare anche qui».
E anche restando al solo aspetto economico, i grillini non ci vedono chiaro. «Dall’operazione di cessione delle Terme – dice Bianchi – la Regione si aspetta un impatto finanziario massimo di 20,6 milioni di euro e minimo di 8,7 milioni. L’atto è pubblico e visto che il massimo è esattamente più del doppio del minimo ci chiediamo perché chi parteciperà alla gara dovrebbe spendere 20 milioni per qualcosa che la stessa Regione stima possa valere meno della metà».
«Queste valutazioni – replica l’Au Brogioni – hanno invece una loro logica. La prima perizia è funzionale alla vendita, la seconda alla liquidazione della società. Purtroppo è però vero che lo stiamo dicendo anche ai potenziali acquirenti: vedremo comunque in fase di trattativa dove si posizionerà l’esatta cifra. E se non troveremo investitori, cercheremo comunque un’altra soluzione per concludere i lavori alle Leopoldine».
Quello stesso cantiere alle Leopoldine che Berti spiega a Bianchi essere stato «montato in fretta e furia dall’allora centrodestra al governo della città, seguendo solo un progetto di massima dell’architetto Fuksas: ma si era in piena campagna elettorale…».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
