Sicurezza
«Troppa tecnologia? Mio padre sarebbe felice»
Incontro con Elettra, figlia di Guglielmo Marconi, durante il suo soggiorno alla Villa del Castellaccio
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UZZANO. Sfoglia con interesse un vecchio libro, seduta in poltrona, in attesa del suo caffè. La troviamo così Elettra Marconi, figlia del celebre scienziato premio nobel Guglielmo Marconi e moglie del principe Carlo Giovanelli, recentemente scomparso. Una distinta signora di 86 anni, radiosa nel suo vestito verde a fiori, occhi azzurri e vivaci, mobilissimi che legge degli esperimenti del padre, sorridendo con tenerezza. Un momento privato, che la vede festosa e gioviale dopo avere cenato a casa dell'amico conte Guido Anzilotti, alla Villa del Castellaccio di Uzzano, in occasione della visita ai reperti di Giacomo Puccini lì conservati e dove lo stesso compositore realizzò il secondo e il terzo atto della Boheme. Cosa penserebbe, oggi, Gugielmo Marconi dell'uso, forse un po' troppo smodato, che facciamo della tecnologia, in primis degli smartphone e di internet. «Approverebbe». Non ha dubbi la figlia del premio nobel, che da più di sessant'anni trascorre le vacanze in Versilia, a Forte dei Marmi trascorrendo intere giornate in spiaggia o in piscina tra impegnative nuotate e giri in bicicletta, convinta che «allunghino la vita» (e chi può darle torto). «Anche perché – dice – i suoi esperimenti si possono forse considerati antesignani di ciò che noi abbiamo oggi».
Pochi mesi prima di morire, impossibilitato a parteciparvi, Guglielmo Marconi scrisse una lettera al comitato scientifico che organizzò un convegno sulle telecomunicazioni a Chicago in cui profeticamente parlava di «un apparecchio piccolo che un giorno renderà possibili le comunicazioni senza fili».
Elettra nasce nel 1930, a Civitavecchia. Guglielmo, che come lei amava il mare e il suo yacht “Elettra”, una sorta di tempio sacro dove nacquero le sue invenzioni avrebbe voluto che nascesse a bordo, ma a causa delle condizioni del mare, non fu possibile. Fu tenuta a battesimo dalla regina d'Italia, Elena, e a celebrare la funzione fu niente meno che il cardinale Eugenio Pacelli, che poi diventerà pontefice col nome di Pio XII. Sarà un caso che nel 1933 Marconi realizzò il primo collegamento radio tra Vaticano e Castelgandolfo? Quell'estate venne a Viareggio proprio sul panfilo Elettra. Un legame quello con la Versilia rimasto immutato. Oggi, Elettra vive a Roma, ma ogni estate non rinuncia a villeggiare al Forte. Anche il figlio, Guglielmo (come il nonno) la accompagna. E proprio a Forte dei Marmi si trova la prima piazza intitolata a Guglielmo Marconi. Fu l'ammiraglio Luigi Morin, ci racconta, primo sindaco del comune che nel 1914 divenne indipendente, molto amico di Marconi a intitolargliela prima ancora che passasse a miglior vita. Elettra ricorda con affetto quel periodo spensierato e anche il panfilo da cui prese il nome. Che fine ha fatto, poi il laboratorio tanto caro all'inventore? L'imbarcazione fu smembrata all'idomani della seconda guerra mondiale e dimenticata per decenni. «Ero in vacanza quando seppi che la nave era stata tagliata in cinque pezzi – ricorda Elettra Marconi - che angoscia: era come fosse stata profanata non l'imbarcazione ma la memoria stessa di mio padre». Il 18 aprile 1977 il relitto venne di nuovo messo in bacino e lo scafo tagliato in varie porzioni con le varie parti della nave distribuite a vari musei. Le parti più grandi si trovano attualmente a Trieste, Roma, Milano, Santa Margherita Ligure, Venezia, La Spezia. Se c'è una cosa che Elettra ha ereditato dal babbo è certamente la verve, quello spirito vivace e creativo, curioso, vivace e perennemente alla ricerca di nuovi stimoli. Lo stesso che ti fa congedare dai tuoi ospiti a tarda sera, montare in macchina, quasi lasciare il parcheggio e poi all'improvviso riscendere freneticamente e come una bambina correre per riferire un'importante dimenticanza: «salutami Markus, quando lo vedi!»
Maria Salerno
Pochi mesi prima di morire, impossibilitato a parteciparvi, Guglielmo Marconi scrisse una lettera al comitato scientifico che organizzò un convegno sulle telecomunicazioni a Chicago in cui profeticamente parlava di «un apparecchio piccolo che un giorno renderà possibili le comunicazioni senza fili».
Elettra nasce nel 1930, a Civitavecchia. Guglielmo, che come lei amava il mare e il suo yacht “Elettra”, una sorta di tempio sacro dove nacquero le sue invenzioni avrebbe voluto che nascesse a bordo, ma a causa delle condizioni del mare, non fu possibile. Fu tenuta a battesimo dalla regina d'Italia, Elena, e a celebrare la funzione fu niente meno che il cardinale Eugenio Pacelli, che poi diventerà pontefice col nome di Pio XII. Sarà un caso che nel 1933 Marconi realizzò il primo collegamento radio tra Vaticano e Castelgandolfo? Quell'estate venne a Viareggio proprio sul panfilo Elettra. Un legame quello con la Versilia rimasto immutato. Oggi, Elettra vive a Roma, ma ogni estate non rinuncia a villeggiare al Forte. Anche il figlio, Guglielmo (come il nonno) la accompagna. E proprio a Forte dei Marmi si trova la prima piazza intitolata a Guglielmo Marconi. Fu l'ammiraglio Luigi Morin, ci racconta, primo sindaco del comune che nel 1914 divenne indipendente, molto amico di Marconi a intitolargliela prima ancora che passasse a miglior vita. Elettra ricorda con affetto quel periodo spensierato e anche il panfilo da cui prese il nome. Che fine ha fatto, poi il laboratorio tanto caro all'inventore? L'imbarcazione fu smembrata all'idomani della seconda guerra mondiale e dimenticata per decenni. «Ero in vacanza quando seppi che la nave era stata tagliata in cinque pezzi – ricorda Elettra Marconi - che angoscia: era come fosse stata profanata non l'imbarcazione ma la memoria stessa di mio padre». Il 18 aprile 1977 il relitto venne di nuovo messo in bacino e lo scafo tagliato in varie porzioni con le varie parti della nave distribuite a vari musei. Le parti più grandi si trovano attualmente a Trieste, Roma, Milano, Santa Margherita Ligure, Venezia, La Spezia. Se c'è una cosa che Elettra ha ereditato dal babbo è certamente la verve, quello spirito vivace e creativo, curioso, vivace e perennemente alla ricerca di nuovi stimoli. Lo stesso che ti fa congedare dai tuoi ospiti a tarda sera, montare in macchina, quasi lasciare il parcheggio e poi all'improvviso riscendere freneticamente e come una bambina correre per riferire un'importante dimenticanza: «salutami Markus, quando lo vedi!»
Maria Salerno
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