Il Tirreno

Montecatini

Terme, vinta la causa da 8 milioni: «Si potrebbe fare la piscina»

David Meccoli
Carlo Brogioni, ad delle Terme
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Carlo Brogioni, ad delle Terme

Ribaltata in appello la sentenza per la vertenza con l’ex gestione ascolana

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MONTECATINI. Guardare, ma non toccare. Tutto quel che servirebbe per permettere alla società di sopravvivere è lì, a portata di mano, una sorta di “pagherò”, ma non si sa quando. O meglio, a grandi linee (sempre che vada tutto per il verso giusto), il “quando” si potrebbe anche conoscere: «Non meno di tre anni, è questa la durata media di un procedimento che passi dalla Cassazione», spiega l’amministratore unico delle Terme Carlo Brogioni. A meno che le controparti non arrivino a più miti consigli e non si scelga la via della transazione: meno soldi, ma prima. E intanto si viene a sapere che il bilancio 2016 sarà approvato entro fine mese e che a settembre il fatturato ha avuto un buon segno più. Ma partiamo dall’inizio.

La causa ha visto l’origine addirittura nel 2002, quando la cordata ascolana si era da poco insediata in Palazzina Regia. Al centro del contenzioso una garanzia al contratto di affidamento del nostro bene più prezioso (le Terme) ai privati. Garanzia da 7 milioni e 950mila euro che aveva concesso la Milano assicurazioni (poi confluita in Unipol) attraverso una fidejussione. L’immobiliare delle Terme (ovvero la parte pubblica) deve essersi resa conto ben presto che qualcosa non stava andando per il verso giusto, se è vero che già nel 2002 decide di rivolgersi ai propri legali. «Una volta interrotto il rapporto e arrivati alla risoluzione del contratto, è stata poi escussa la fidejussione», precisa Brogioni.

Ma una causa civile, si sa, in Italia ha tempi biblici. E in effetti a sentire ancora parlare dei vecchi gestori (proprio oggi, nel bel mezzo di un nuovo tentativo di privatizzazione), sembra di essere tornati in un’altra era. Ma in mezzo ballano tanti soldi (quasi 8 milioni, come detto) e allora avanti con il racconto, che con un bel salto temporale ci porta al 2013, quando (11anni dopo…) si arriva alla sentenza di primo grado, che fa però masticare amaro la direzione delle Terme: per i giudici alla società di viale Verdi non spetta un bel niente, con un bel sospiro di sollievo per la società di assicurazioni e per il curatore fallimentare della vecchia società di gestione.

Ma in Palazzina Regia non si danno per vinti e depositano un ricorso, il cui iter è andato avanti per altri 4 anni fino al pronunciamento della Corte d’Appello di Firenze, che ribalta il precedente grado di giudizio. Ora sono le “nostre” Terme a brindare e a fare due conti con quegli (guardare, ma non toccare, però…) 8 milioni.

«Il nostro obiettivo – spiega Brogioni – resta il completamento delle Leopoldine, lavori per i quali servono altri 15 milioni. Lo abbiamo detto nei giorni scorsi anche al ministro Lotti e il finanziamento porrebbe arrivare tramite la Cassa depositi e prestiti o altri canali. La nuova struttura ci garantirebbe un flusso da 220mila persone all’anno, che innescherebbe un circolo virtuoso in grado di consentire benefici alla nostra società e a tutta la città. E dobbiamo completare la piscina anche perché ci sono soggetti interessati alla sua gestione, che con un affitto da 1,2-1,5 milioni ci farebbero rientrare agevolmente dall’investimento».

Ma il tempo, dicevamo, non gioca a favore di questo “progetto”. La controparte presenterà, con ogni probabilità, ricorso in Cassazione. Ci sono quindi altri anni di attesa. «Potremmo attendere l’esito, oppure andare verso una transazione…», specifica però Brogioni.

Più 10 per cento del fatturato delle Terme a settembre: è questo, poi, il buon risultato che l’Au ha rivelato ieri in conferenza stampa. E restando nel campo dei numeri, ci dovremmo essere anche per l’approvazione del bilancio 2016, più volte slittato nei tempi in attesa della nuova perizia sui beni aziendali. «Manca solo l’ultimo dato relativo alla valutazione sulla nostra partecipazione alla società Gestione complementari. Subito dopo convocheremo l’assemblea dei soci e approveremo il bilancio e conto di farlo entro fine ottobre. Il risultato finale? Ancora non posso dirlo con esattezza, ma certamente sarà migliore che nello scorso anno» (quando, lo ricordiamo, la perdita superò i 3 milioni di euro, ndr). Brogioni svicola infine sulla procedura di privatizzazione delle quote regionali, anch’essa ferma al palo da un po’ di tempo: «Non sono a conoscenza degli sviluppi, dovete chiedere ad altri».
 

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