La manifestazione
«Noi parte civile contro il coach pedofilo»
Parla il presidente della società dove giocava la 13enne sottoposta ad abusi: l’allenatore ci ha ingannati
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VALDINIEVOLE. «Stiamo valutando se chiamare in causa la società come responsabile civile per alcuni post apparsi su facebook di persone ad essa vicine». Persone, affermava ieri l’altro l’avvocato Claudio Del Rosso, che nei loro post lasciavano intendere che la denuncia della 13enne non avesse fondamento: “Prima di dar ragione a Cappuccetto rosso ascoltiamo anche il lupo”, era una delle frasi. “La verità sta sempre nel mezzo”, un’altra frase, poi rimossa ma salvata dal legale.
Una storia drammatica, dai profondi risvolti sociali, come quella del presunto allenatore – pedofilo e della sua allieva, non poteva non suscitare reazioni. Di diverso stampo.
Dal canto suo, il presidente della società sportiva in cui il 66enne allenava da tre anni, replica dicendosi «allibito». E aggiunge: «Nessun commento è stato scritto dal profilo della società né dai suoi dirigenti. Non vedo come, se un privato commenta sul suo profilo, debba risponderne la società».
Il coach è in carcere da giovedì scorso, quando la Squadra mobile lo ha fermato vicino casa ritenendo imminente una sua fuga. Da otto giorni l’avvocato Del Rosso aveva sporto denuncia all’ufficio minori della questura di Pistoia. Troppi gli indizi trovati sul cellulare e sul computer della ragazzina: quelle frasi in chat che parlavano di una storia clandestina e che non sarebbe mai dovuta nascere, quei timore di lei di essere rimasta incinta... Timori condivisi dall’uomo, anche se poi gli esami medici hanno escluso che i due avessero consumato rapporti completi. Davanti al pm Luigi Boccia il 66enne ha ammesso le sue responsabilità. Una storia “d’amore”, l’ha definita. Una storia di pedofilia per la legge. Secondo gli inquirenti il coach era diventato per lei un punto di riferimento. La loro amicizia si era trasformata in qualcosa di più profondo, da circa un anno. Il rapporto aveva cessato di essere platonico in primavera, ma questa relazione stava destabilizzando la giovane. E il cambiamento era stato notato dai genitori.
Lunedì sera il presidente ha organizzato un incontro con i genitori delle altre ragazze che frequentano la società sportiva: «Ho spiegato loro qual è la nostra posizione». Il presidente ha contattato un legale. «Intendiamo costituirci parte civile nel processo. Quell’uomo (il coach, ndr) ha ingannato tutti. Da dieci anni dirigo questa società e questo fatto è per me un peso enorme. Spero che la ragazza abbia voglia di tornare a giocare, ovunque lei desideri».
Tiziana Gori
Una storia drammatica, dai profondi risvolti sociali, come quella del presunto allenatore – pedofilo e della sua allieva, non poteva non suscitare reazioni. Di diverso stampo.
Dal canto suo, il presidente della società sportiva in cui il 66enne allenava da tre anni, replica dicendosi «allibito». E aggiunge: «Nessun commento è stato scritto dal profilo della società né dai suoi dirigenti. Non vedo come, se un privato commenta sul suo profilo, debba risponderne la società».
Il coach è in carcere da giovedì scorso, quando la Squadra mobile lo ha fermato vicino casa ritenendo imminente una sua fuga. Da otto giorni l’avvocato Del Rosso aveva sporto denuncia all’ufficio minori della questura di Pistoia. Troppi gli indizi trovati sul cellulare e sul computer della ragazzina: quelle frasi in chat che parlavano di una storia clandestina e che non sarebbe mai dovuta nascere, quei timore di lei di essere rimasta incinta... Timori condivisi dall’uomo, anche se poi gli esami medici hanno escluso che i due avessero consumato rapporti completi. Davanti al pm Luigi Boccia il 66enne ha ammesso le sue responsabilità. Una storia “d’amore”, l’ha definita. Una storia di pedofilia per la legge. Secondo gli inquirenti il coach era diventato per lei un punto di riferimento. La loro amicizia si era trasformata in qualcosa di più profondo, da circa un anno. Il rapporto aveva cessato di essere platonico in primavera, ma questa relazione stava destabilizzando la giovane. E il cambiamento era stato notato dai genitori.
Lunedì sera il presidente ha organizzato un incontro con i genitori delle altre ragazze che frequentano la società sportiva: «Ho spiegato loro qual è la nostra posizione». Il presidente ha contattato un legale. «Intendiamo costituirci parte civile nel processo. Quell’uomo (il coach, ndr) ha ingannato tutti. Da dieci anni dirigo questa società e questo fatto è per me un peso enorme. Spero che la ragazza abbia voglia di tornare a giocare, ovunque lei desideri».
Tiziana Gori
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