Proteste
Prendono il caffé e poi vanno a rapinare le poste
di Martina Trivigno
Nievole, i due malviventi hanno minacciato la dipendente per farsi consegnare i soldi e poi l’hanno chiusa in bagno. Il barista: erano stati prima nel mio locale
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NIEVOLE. Si sono finti dei normali clienti, in modo da non destare il minimo sospetto. Sono entrati a volto scoperto e, una volta dentro, hanno intimato all’unica impiegata di consegnare loro tutti i soldi contenuti nel cassetto. Una rapina fulminea, quella di ieri, al piccolo ufficio postale di via delle Vigne, a Nievole.
Lì, in quella piccola località a cavallo tra Montecatini e Serravalle pistoiese, in cui vivono poco più di 350 abitanti, si conoscono tutti. E l’episodio, a circa due settimane di distanza dal colpo alle Poste di Castelmartini, a Larciano, ha creato grande preoccupazione. «Non si può stare più tranquilli nemmeno qui», dicono alcuni anziani che si sono radunati davanti al bar del paese. Erano circa le 11,30 quando uno dei due malviventi ha suonato al campanello all’ingresso dell’ufficio postale. La giovane impiegata, originaria di Pistoia, ha aperto ed è entrato un uomo che le ha chiesto un modulo da compilare. È poi uscito, dicendo che sarebbe tornato più tardi.
Ed effettivamente, poco dopo, il campanello ha squillato di nuovo. L’impiegata ha visto che, questa volta, gli uomini erano due ma ha azionato ugualmente l’apriporta, riconoscendo il cliente venuto poco tempo prima a ritirare un modulo.
Ed è stato a quel punto che l’incubo ha preso forma. Senza estrarre armi e a volto scoperto, le hanno intimato di dare loro i soldi. Poi l’hanno chiusa nel bagno e sono scappati a gran velocità con il maltolto. Un bottino esiguo, quello che i due rapinatori hanno ricavato: circa 500 euro.
Nel frattempo la donna, nonostante la paura, ha preso il cellulare che aveva con sé e ha chiamato aiuto.
Sul luogo sono intervenuti i carabinieri del Nucleo radiomobile di Montecatini, che hanno avviato le indagini. Secondo le testimonianze, i due malviventi (uno piuttosto alto, l’altro più basso e tarchiato) avrebbero parlato con accento meridionale. E addirittura, poco prima del colpo, erano andati a bere un caffè nel vicino bar. «Sono entrati nel nostro locale – racconta il barista – due persone all’apparenza tranquille, che non avevamo mai visto prima di allora in giro da queste parti. Hanno salutato educatamente me e mia moglie, hanno chiesto un caffè e, dopo aver pagato, sono usciti, in direzione delle Poste. Non potevamo immaginare, però, quello che sarebbe successo di lì a poco».
Un ufficio postale che non trova pace, quello della frazione di Nievole, finito sulle cronache locali e nazionali per via del suo ex direttore – impiegato Francesco Polizzi. Che è stato rinviato a giudizio per peculato, truffa, sostituzione di persona e falsità materiale commessa da pubblico ufficiale. Una truffa colossale, in cui sono rimaste coinvolte 71 persone e 42 nuclei familiari. Un raggiro che ha avuto inizio molti anni fa, ancora al tempo delle lire, e che si è concluso soltanto quando la prima delle vittime che ha cercato di liquidare il proprio investimento si è resa conto che le ricevute che Polizzi le aveva rilasciato erano soltanto carta straccia: le Poste, infatti, non ne sapevano nulla.
Quattro milioni di euro intascati dall’uomo, con l’inganno, per crearsi un tenore di vita migliore. Un bottino decisamente inferiore quello che i due rapinatori hanno portato a casa. Ma che lascia ancora una volta nello sgomento gli abitanti di Nievole.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Lì, in quella piccola località a cavallo tra Montecatini e Serravalle pistoiese, in cui vivono poco più di 350 abitanti, si conoscono tutti. E l’episodio, a circa due settimane di distanza dal colpo alle Poste di Castelmartini, a Larciano, ha creato grande preoccupazione. «Non si può stare più tranquilli nemmeno qui», dicono alcuni anziani che si sono radunati davanti al bar del paese. Erano circa le 11,30 quando uno dei due malviventi ha suonato al campanello all’ingresso dell’ufficio postale. La giovane impiegata, originaria di Pistoia, ha aperto ed è entrato un uomo che le ha chiesto un modulo da compilare. È poi uscito, dicendo che sarebbe tornato più tardi.
Ed effettivamente, poco dopo, il campanello ha squillato di nuovo. L’impiegata ha visto che, questa volta, gli uomini erano due ma ha azionato ugualmente l’apriporta, riconoscendo il cliente venuto poco tempo prima a ritirare un modulo.
Ed è stato a quel punto che l’incubo ha preso forma. Senza estrarre armi e a volto scoperto, le hanno intimato di dare loro i soldi. Poi l’hanno chiusa nel bagno e sono scappati a gran velocità con il maltolto. Un bottino esiguo, quello che i due rapinatori hanno ricavato: circa 500 euro.
Nel frattempo la donna, nonostante la paura, ha preso il cellulare che aveva con sé e ha chiamato aiuto.
Sul luogo sono intervenuti i carabinieri del Nucleo radiomobile di Montecatini, che hanno avviato le indagini. Secondo le testimonianze, i due malviventi (uno piuttosto alto, l’altro più basso e tarchiato) avrebbero parlato con accento meridionale. E addirittura, poco prima del colpo, erano andati a bere un caffè nel vicino bar. «Sono entrati nel nostro locale – racconta il barista – due persone all’apparenza tranquille, che non avevamo mai visto prima di allora in giro da queste parti. Hanno salutato educatamente me e mia moglie, hanno chiesto un caffè e, dopo aver pagato, sono usciti, in direzione delle Poste. Non potevamo immaginare, però, quello che sarebbe successo di lì a poco».
Un ufficio postale che non trova pace, quello della frazione di Nievole, finito sulle cronache locali e nazionali per via del suo ex direttore – impiegato Francesco Polizzi. Che è stato rinviato a giudizio per peculato, truffa, sostituzione di persona e falsità materiale commessa da pubblico ufficiale. Una truffa colossale, in cui sono rimaste coinvolte 71 persone e 42 nuclei familiari. Un raggiro che ha avuto inizio molti anni fa, ancora al tempo delle lire, e che si è concluso soltanto quando la prima delle vittime che ha cercato di liquidare il proprio investimento si è resa conto che le ricevute che Polizzi le aveva rilasciato erano soltanto carta straccia: le Poste, infatti, non ne sapevano nulla.
Quattro milioni di euro intascati dall’uomo, con l’inganno, per crearsi un tenore di vita migliore. Un bottino decisamente inferiore quello che i due rapinatori hanno portato a casa. Ma che lascia ancora una volta nello sgomento gli abitanti di Nievole.
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