Il Tirreno

Montecatini

Catturato al ristorante a pranzo con la famiglia

Catturato al ristorante a pranzo con la famiglia

Latitante di 32 anni di origine albanese tenta di resistere all’arresto degli agenti che poi devono farsi medicare in ospedale. Il blitz dopo una serie di accertamenti

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MONTECATINI. Si era appena alzato dal tavolo in veranda dove stava pranzando domenica con una ragazza e con la famiglia del fratello. Forse voleva fare una telefonata, o forse fumarsi una sigaretta. È stato in quel momento che i poliziotti, arrivati in moto, sono intervenuti. Gli hanno chiesto i documenti, ma lui, dopo aver urlato (secondo quanto raccontano alcuni testimoni) «Che volete? Non ho fatto niente!», ha cercato di fuggire spostando sedie e tavoli per creare una barriera tra sé e i poliziotti. Nel locale, il Corsaro Verde di piazza 20 Settembre, dove altri commensali stavano consumando il pranzo domenicale, si sono levate grida di paura. La fuga non è però riuscita. Il 32enne, di origine albanese (ma negli ultimi tempi pare fosse domiciliato a Torino) e sulla cui testa pende un mandato di cattura internazionale per vari reati (tra cui furto e droga), è stato bloccato e, su disposizione del sostituto procuratore Luigi Boccia, trasferitonel carcere a Pistoia.

Claudio Chimenti, titolare con il fratello del noto ristorante, ieri è andato a sporgere denuncia in commissariato per i danni provocati dal latitante durante la movimentata fuga. «Sono stati attimi concitati – racconta Chimenti – e quando mio fratello ha visto quel che stava accadendo ha anche provato a chiudere la strada all’uomo, che si stava dirigendo verso la cucina, dove avrebbe anche potuto trovare coltelli. Subito dopo sono arrivati i poliziotti che gli sono saltati addosso e lo hanno immobilizzato e ammanettato».

«I primi ad essere rimasti sorpresi siamo stati noi – continua Chimenti – insieme all’uomo arrestato c’era anche una famiglia con bambini. Sembravano normali clienti. Non avremmo mai immaginato quello che poi è successo». L’uomo aveva anche soggiornato per una notte nei giorni scorsi nel vicino albergo Florida (sempre di proprietà della famiglia Chimenti, che lo descrive come «apparentemente tranquillo ed educato»). E forse la comunicazione che gli albergatori fanno alle forze dell’ordine dei clienti presenti nelle loro strutture (nonostante il 32enne fosse abituato ad agire con diversi alias) può essere stata d’aiuto alla polizia. Questa era peraltro già sulle sue tracce. La storia ha infatti un antefatto, come spiega la vicequestore Mara Ferasin (che ieri ha ricevuto i ringraziamenti dell’amministrazione comunale). Una decina di giorni fa l’uomo era stato fermato durante un controllo di routine in un comune della Valdinievole. Alla richiesta dei documenti aveva simulato il gesto di prendere qualcosa nella tasca dei pantaloni, per poi darsi alla fuga dopo aver spinto un poliziotto. Un’accurata attività investigativa ha permesso di accertare l’identità del fuggitivo. Saputo che domenica era a pranzo assieme ad altre persone (una ragazza, il fratello di lui, la cognata e i loro figli minori che si trovavano nella stanza giochi del ristorante: famiglia che aveva già frequentato il Corsaro Verde, senza provocare alcun problema), tre agenti sono andati a “prelevarlo” (due sono dovuti ricorrere alle cure mediche del pronto soccorso con una prognosi di 10 giorni). Il trentaduenne ha continuato a rifiutare di fornire le proprie generalità, a cui si è però poi risaliti grazie ai rilievi fotodattiloscopici in commissariato.

David Meccoli

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