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Sciopero e presìdio davanti alla Texsus

Sciopero e presìdio davanti alla Texsus

Sindacati e Rsu critici con l’azienda: «Cambio di turno per metà dipendenti e stipendi più bassi»

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CHIESINA UZZANESE. Un calo di ordinativi ha convinto l’azienda della necessità di modificare i turni di lavoro per la metà dei dipendenti (60 su 120). Una modifica definita “transitoria”, che però alleggerisce la busta paga di 200 euro mensili. Dopo aver constatato l’indisponibilità della Texsus a soluzioni alternative, Filctem Cgil e Femca Cisl hanno risposto con una mattina di sciopero e il presìdio davanti ai cancelli dell’azienda di Chiesina Uzzanese, specializzata nella produzione di tessuto non tessuto.

Ma cosa è successo? Ce lo spiegano Michele Gargini (Cgil) e Andrea Satti (Cisl): «L’8 agosto la direzione aziendale ha comunicato alla Rsu la volontà di procedere ad un cambiamento dei turni per gli operatori spooling e il macchinario 5 di produzione, a fronte di una paventata flessione degli ordinativi e per lo smaltimento dei magazzini. Una decisione provvisoria – è stato detto – che durerà fino a dicembre, per poi ritornare al turno a ciclo continuo da gennaio». Ma nelle successive assemblee è emersa la maggiore criticità, quella che i sindacati chiamano «impatto economico»: in media 200 euro in meno al mese per la soppressione dei turni domenicali. «Abbiamo chiesto una soluzione che vada a coprire, anche parzialmente, la perdita economica. Soprattutto in considerazione del fatto che il nuovo turno impegnava per un giorno in più rispetto al turno precedente».

Negli incontri del 29 e 31 agosto, invece, la Texsus ha negato qualsiasi spazio di “compensazione” per i lavoratori, specificando che avranno un trattamento differenziato con il nuovo turno rispetto ai lavoratori che rimangono impegnati nelle linee di produzione. «Tale scelta – sostiene Gargini – appare incomprensibile per un’azienda che dichiara si tratti di un provvedimento provvisorio. Anzi, fa crescere il sospetto che non sia altro che una manovra per strutturare il turno in un’ottica di risparmio sulla pelle delle persone».

Più volte la delegazione sindacale avrebbe evidenziato contraddizioni nella conduzione aziendale: «Parla – prosegue Gargini – di un calo di lavoro, ma continua a sostenere ingenti costi per il personale interinale (27 lavoratori, di cui 20 assunti a tempo indeterminato presso le agenzie). Non si capisce quale sia il motivo per cui la Texsus continui a pagare le agenzie per lavoratori “in affitto” ma ormai stabilmente strutturati, creando anche in questo caso lavoratori di serie a e lavoratori di serie b».

Lo sciopero, conclude, «non è altro che la conseguenza di un atteggiamento di chiusura verso qualsiasi rivendicazione, con un atteggiamento che tende a separare i lavoratori in modo scientifico sia per gli aspetti retributivi, sia per le condizioni di lavoro ma soprattutto anche per la stabilità del posto stesso».

Tiziana Gori

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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