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La Torretta? Abbandonata dall’azienda

Fabio Bonciolini con i suoi rapaci alla Torretta (Foto Nucci)
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Fabio Bonciolini con i suoi rapaci alla Torretta (Foto Nucci)

Parla il falconiere che per due anni ha avuto in comodato d’uso dalle Terme Spa di Montecatini parte del parco: «Troppi vandali, me ne sono dovuto andare»

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MONTECATINI. «Io ho provato per due stagioni a rivitalizzare almeno una parte del parco della Torretta. Ma alla fine mi sono dovuto arrendere e sono venuto via. Il motivo? I continui vandalismi a fronte di una totale assenza di controlli da parte dell’azienda».

È amareggiato Fabio Bonciolini, appassionato falconiere, tanto che di questo suo stretto rapporto con i rapaci ne ha fatto una professione. Interviene dopo le polemiche scaturite a seguito del servizio sul Tirreno che documentava lo stato di totale abbandono, e degrado, del parco e dello stabilimento della Torretta. La sua testimonianza è utile per rimettere in fila gli eventi, cercando di aggiustare il “nastro rotto” delle immagini brutte di un patrimonio comune che sta andando in rovina.

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Il periodo in cui il falconiere ha lavorato alla Torretta sono gli anni 2014 e 2015. In effetti, dopo il sopralluogo del novembre 2013 organizzato dall’allora presidente della Commissione partecipate, Riccardo Sensi, che mise la città faccia a faccia con lo sfacelo provocando un grande strepito di proteste e di sgomento, qualcosa si tentò di fare per cercare di salvare il salvabile. Detto che di soldi non ce n’erano anche allora, le Terme (a quei tempi amministratore unico era Fabrizio Raffaelli) giocarono la carta delle offerte dei privati. E Bonciolini presentò un progetto semplice: organizzare piccole esibizioni di falconeria nel lato sud dell’ampio parco della Torretta, per offrire anche un diversivo ai turisti.

«Presi quello spazio in comodato d’uso – racconta – a patto di ripulire a mie spese il parco. L’ingresso era dal cancello che porta direttamente nella pineta. Feci lavori di pulizia e di recupero, alla fine riuscii anche a piantare un giardino fiorito. Poi nei fine settimana (dei mesi estivi) facevo le dimostrazioni con i rapaci, mentre negli altri giorni tenevo dei corsi per gli alunni delle scuole». E fin qui tutto bene. Di giorno la cosa funzionava. Ma la sera...

«Ogni mattina – racconta amareggiato – quando entravo trovavo una stesa di bottiglie, resti di bivacco, profilattici usati. Addirittura qualche volta dei materassi, probabilmente dei giacigli per i senza casa. E poi atti vandalici. Non solo la rete rotta in più punti per entrare e uscire, ma anche danneggiamenti ad alcune strutture che avevo realizzato. Come le piccole casette dove alloggiavano i rapaci. In qualche caso, sono quasi sicuro, si è trattato anche di sabotaggio. Alla fine, dopo due anni di questa vita, ho gettato la spugna. A chi accollo la responsabilità? Alle Terme. Perché le guardie le aveva, ma non le ha mai fatte passare nel parco, avevano altri obiettivi da controllare. Eppure sarebbe bastato anche qualche telecamera per impedire tutto questo. Ma è mancata la volontà di preservare». (a.g.)
 

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