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Montecatini

Benzina sulla convivente, scatta il giudizio immediato

L’uomo era finito in carcere dopo l’indagine lampo dei carabinieri
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L’uomo era finito in carcere dopo l’indagine lampo dei carabinieri

In carcere dal primo giugno, dopo un’inchiesta lampo arriva già il processo per l’operaio do Montecatini accusato di tentato omicidio e maltrattamenti in famiglia

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MONTECATINI. Si trova dietro le sbarre dal primo giugno scorso. Con l’accusa di tentato omicidio. Per aver aggredito, il 25 maggio precedente, a Montecatini, a colpi di chiave inglese e aver tentato di dare fuoco alla propria convivente e all’amica accorsa per difenderla gettando loro addosso della benzina. Adesso, per il 45enne operaio montecatinese – di cui non pubblichiamo le generalità per non rendere identificabili le vittime e il figlioletto della coppia – la procura di Pistoia ha chiesto ed ottenuto il giudizio immediato: evidenti le prove a suo carico secondo il sostituto procuratore Luigi Boccia, titolare dell’inchiesta. Saltata così la fase dell’udienza preliminare, l’imputato dovrà comparire davanti al tribunale già il 19 ottobre.

Oltre che di tentato omicidio, l’operaio è accusato anche di maltrattamenti in famiglia. Sì perché l’episodio del 25 maggio era stato soltanto il culmine di un crescendo di violenze. Un’aggressione (fallita per l’intervento di una passante) che poteva costare la vita a lei e a chi le era accanto e che, per questo, le aveva infuso il coraggio di denunciare finalmente ai carabinieri ciò che aveva subito nel corso degli anni, di raccontare delle botte e delle offese, su cui aveva sempre taciuto (così come non si era mai fatta curare all’ospedale) solo per il bene del figlio.

Era stato il bambino stesso, un mese prima, a chiedere aiuto al 112 quando il padre, tornato a casa ubriaco, aveva preso nuovamente a calci e pugni la mamma. Ma quando i militari erano arrivati sul posto, l’uomo era già in strada e la donna, sostenendo di non essere stata picchiata, si era anche rifiutata di raccontare dei precedenti maltrattamenti subiti. Nessuna flagranza quindi, e nessuna querela di parte. Solo grazie alla testimonianza di un’amica che era andata a prenderla per ospitarla a casa sua (la stessa che sarebbe stata un mese dopo vittima del tentato omicidio), i carabinieri avevano potuto formalizzare nei confronti dell’operaio una denuncia per maltrattamenti in famiglia. Ciò che era accaduto realmente quella sera la donna lo aveva raccontato solo dopo l’aggressione del 25 maggio. E anche delle precedenti violenze e di quelle successive: l’ultima, dieci giorni prima, quando il convivente era arrivato anche ad afferrare per i capelli il figlioletto intervenuto per difendere la mamma. Una testimonianza che, assieme a quelle di un’amica e di un amico della donna, hanno permesso alla gip di ordinare l’arresto in una settimana appena. (m.d.)



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