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usi e culture dei nativi americani 

“Respiro del mondo” nel segno della pace

“Respiro del mondo” nel segno della pace

PONTE BUGGIANESE. “Respiro del mondo, soffio di pace” è il titolo della serata nella Sala Archi della “Dogana del Capannone”. Un evento organizzato dalla counselor Sabrina Cecconi, da anni impegnata...

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PONTE BUGGIANESE. “Respiro del mondo, soffio di pace” è il titolo della serata nella Sala Archi della “Dogana del Capannone”. Un evento organizzato dalla counselor Sabrina Cecconi, da anni impegnata nella divulgazione del benessere interiore, un’occasione per conoscere una nuova cultura in una cornice resa ancor più suggestiva dal Padule di Fucecchio nelle immediate vicinanze. Oltre una cinquantina di persone hanno incontrato lo sciamano Carlo Popolizio e la dottoressa Laura Cuttica Talice, psicoterapeuta e scrittrice. Carlo e Laura, personalità carismatiche ed affascinanti provenienti l’uno dallo stato americano del New Jersey, l’altra dalla più vicina Genova, hanno raccontato quella che, ormai da molti anni, è diventata parte integrante della loro vita e della loro esperienza spirituale e culturale: la cultura di Pace dei nativi d’America.

Un insieme di tradizioni basate sulla danza, le cui antiche radici millenarie sono arrivate fino ai giorni nostri, continuando a tramandarsi attraverso gruppi di meditazione ormai in crescita esponenziale in tutto il mondo. Le danze indiane durano giorni e durante le quali i bisogni primari come bere e mangiare vengono meno; è un sacrificio del corpo «sorprendentemente senza sforzo», come afferma Carlo Popolizio, per arrivare a percepire lo spirito.

«La stanchezza aiuta a metterci in contatto con noi stessi, raggiungendo la parte più intima del nostro animo guidati dall’incalzante ritmo dei tamburi», afferma Laura Cuttica Talice.

Tre diversi tipi di danze differenziano i rituali: lo scopo comune è il raggiungimento di una serenità profonda i cui benefici si protraggono per giorni e giorni.

Carlo e Laura hanno mostrato il tipico cerimoniale di purificazione in uso dai nativi all’inizio di importanti eventi. Ognuno dei partecipanti, sapientemente disposti in cerchio, si è alzato in piedi ed è stato carezzato da un ala di aquila mentre il suono di un tamburo e del fumo creato con un bastone circondavano la figura. La serata è terminata con un affascinante canto in lingua nativa Tiwa, un idioma fatto interamente di verbi, accolto dagli ospiti con un profondo e rispettoso silenzio.

«È nell’essenziale che si comprende l’importanza del tutto”, ha concluso Cuttica Talice».

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