Il dolore
L'addio a Roberto Fera: «Dietro la corazza un uomo capace di grande amore» - VIDEO
Il ricordo toccante degli amici. La basilica di Montecatini stracolma per l’ultimo saluto al giovane ucciso da un malore
MONTECATINI. Gli occhi gonfi per il pianto, nascosti dietro un paio di occhiali scuri. Di lacrime, dopo giorni, non ne sono rimaste più. Eppure è impossibile non piangere la scomparsa di quel ragazzone di 30 anni, la cui vita è stata spezzata all’improvviso, nel fiore degli anni, sabato sera, 5 agosto. Centinaia di persone, mercoledì 9, hanno affollato la basilica di Santa Maria Assunta, a Montecatini.
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Un malore fatale ha ucciso Roberto Fera, nel piccolo appartamento all’ultimo piano dello stabile al numero 7 di piazza 20 Settembre, in pieno centro della città. Con lui, al momento della tragedia, la fidanzata. Inutili, purtroppo, i disperati tentativi da parte dei soccorritori di salvarlo. Un terribile epilogo per un ragazzo benvoluto da tutti. Un lavoro come barman, prima, e poi in un’azienda di cibi e bevande a Pistoia. E, soprattutto, un amore smisurato per il basket.
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E così, a rendergli l’ultimo saluto, c’erano proprio tutti, stretti al padre Vincenzo,al la madre Maria Grazia, al fratello Domenico e alla compagna. A far loro coraggio, gli amici di una vita, i colleghi di lavoro e chi con “Robbe”, come lo chiamavano in molti, aveva condiviso la passione per la palla a spicchi. In prima fila, con indosso la fascia tricolore, il sindaco Giuseppe Bellandi, il consigliere comunale Alberto Lapenna e anche altri rappresentanti del consiglio.
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La messa, concelebrata dal parroco don Mario Avella con monsignor Roberto Filippini, vescovo di Pescia, si è svolta nel totale silenzio, rotto soltanto, talvolta, dai singhiozzi.
«Se la fede vacilla – ha detto, durante l’omelia, il vescovo – è l’amore a essere più forte. Lo si vede da quanti siete qui a testimoniare il vostro affetto nei confronti di Roberto. Questo affetto per lui mi è stato manifestato da un gruppo di suoi amici, ieri sera. E io mi faccio voce di loro».
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«Era un ragazzo introverso, Roberto – prosegue – un po’ chiuso in se stesso. I problemi, infatti, li teneva tutti per sé. Un uomo a tratti brusco, a volte irascibile. Ma un amico sincero. Viveva l’amicizia in maniera autentica. Un amico di grande cuore, affamato di vita e desideroso di condividerla con gli altri. Viveva ogni momento intensamente, con grande dispendio di allegria, mai avaro di sorrisi. In questo oceano di amore vogliamo far scivolare il nostro amico, certi che l’ultima parola, per lui, non sarà la morte».
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Poi, sul pulpito, un amico. «Se tu potessi vedermi, ora – dice con la voce ferma – mi diresti di smetterla, di non fare lo sciocco. Non era semplice starti vicino, Robbe. Nascondevi bene i tuoi piaceri, i tuoi dolori. Noi, amici di una vita, abbiamo discusso tante volte. Ma dietro la tua corazza, all’apparenza insuperabile, nascondevi una grande generosità, un amore incommensurabile. Stavolta, Robbe, non ce la faccio a lasciare stare. Sto troppo male. Arrivederci, amico mio». Poi gli amici di sempre hanno caricato in spalla il feretro. Ancora un ultimo applauso, prima di accompagnarlo nel suo ultimo viaggio.
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