Il Tirreno

Montecatini

Niente più poliziotti a cavallo

I due poliziotti a cavallo che hanno prestato servizio a Montecatini
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I due poliziotti a cavallo che hanno prestato servizio a Montecatini

Fratelli d'Italia all'attacco dell'amministrazione di centrosinistra per la mancanza di sicurezza e la cessazione per mancaza di fondi del servizio dei poliziotti a cavallo dopo solo due settimane

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MONTECATINI. "Proclami e propaganda politica della giunta Bellandi si contrappongono alla nuda verità sul tema sicurezza e sulla questione del nuovo commissariato di Polizia": la segreteria comunale di Fratelli d’Italia va all’attacco del sindaco. «In risposta alla parata mediatica del 25 luglio , con cui si osannava la trasferta romana del sindaco e dell’on. Fanucci in udienza dal sottosegretario all’interno Domenico Manzione per chiedere più agenti di polizia a presidio del territorio – spiega – il Ministero risponde interrompendo per mancanza di fondi il servizio dei due poliziotti a cavallo, e questo dopo solo 14 giorni dall’entrata in vigore del servizio. Se questo è il risultato del viaggio a Roma, era meglio restare a casa perché adesso, in piena stagione, non avremo più nemmeno quelli». FdI prosegue ricordando che «il sindacato di polizia Les Ugl ha più volte denunciato l’inesorabile e progressiva erosione dell’organico del commissariato cittadino, che oggi, sarà ulteriormente rimaneggiato per la naturale turnazione delle ferie dei poliziotti in servizio. Nella realtà gli arresti operati dalla polizia di Montecatini, condotta dalla dirigente Mara Ferasin, risultano ancor più eclatanti se si considera che oggi il commissariato è in grado di disporre in media di due poliziotti sul territorio per turno. E pertanto, per carenza di organico, è soggetto all’impossibilità di uscire con la volante in caso di richiesta di intervento». Sulla questione del nuovo commissariato che dovrà sorgere all’ex casa di riposo di viale Adua le preoccupazioni di FdI non sono da meno: «Pare che in città l’abitudine a sbagliare i preventivi di spesa sulle grandi opere sia una consuetudine (Leopoldine docet), e le varie voci sempre più insistenti sulla improbabile sostenibilità dell’operazione fa rievocare esperienze già vissute e risultate troppo spesso fallimentari».

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