Il dolore
botta e risposta tra arpat e sindaco
Pesci morti, è scontro su chi li deve rimuovere
MONSUMMANO. Botta e risposta, sulla vicenda dei pesci morti nel rio Candalla a Monsummano, tra Arpat e il sindaco Rinaldo Vanni. I pesci, che galleggiano a pelo d’acqua da oltre dieci giorni, hanno...
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MONSUMMANO. Botta e risposta, sulla vicenda dei pesci morti nel rio Candalla a Monsummano, tra Arpat e il sindaco Rinaldo Vanni. I pesci, che galleggiano a pelo d’acqua da oltre dieci giorni, hanno destato la protesta degli abitanti di via Cavour, costretti a sprangare porte e finestre a causa dell’odore nauseabondo. Il primo cittadino, da noi contattato, ha però specificato come la competenza per la bonifica dell’area spetti, appunto, ad Arpat. Che, però, non è affatto d’accordo.
«Arpat – si legge in una nota – ha appreso dalla stampa, giovedì 20 luglio, di una moria di pesci nel Candalla. Solo dopo la segnalazione sul giornale, il Comune, venerdì 21, ha trasmesso ad Arpat una comunicazione “per i provvedimenti di competenza”, senza individuare né quando sarebbe avvenuta, né il luogo del ritrovamento dei pesci». Diversa, invece, la versione del primo cittadino. «Arpat – spiega – non ha nemmeno visionato la Pec che è stata inviata dal Comune per informarlo della situazione».
«Non comprendiamo– prosegue l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana – le dichiarazioni virgolettate rilasciate alla stampa dal sindaco del Comune, che riferisce di solleciti ad Arpat “da oltre una settimana” e di costi da addebitare all’Agenzia . Per chiarire le competenze va detto che la rimozione dei pesci non compete all’Agenzia, in quanto le carcasse dei pesci morti devono essere gestite dai Comuni, espletate le verifiche necessarie. La materia è disciplinata da un decreto dirigenziale della Regione che prevede, come ente di primo intervento, la polizia provinciale che attiva Arpat, e/o il servizio veterinario della Asl, per procedere alla verifica delle cause ambientali o infettive della moria di pesci».
«In questo caso – conclude la nota – il lungo tempo trascorso dalla segnalazione della moria alla comunicazione non consente nessuno di questi accertamenti. Rimane solo da operare lo smaltimento delle carcasse, da parte del Comune».
«L’Arpat – risponde Vanni a questa critica – fa riferimento ad una disposizione del 2009. Vorrei informarlo, poiché dimostra di non esserne a conoscenza, che c’è stato un aggiornamento, nel 2015, nell’ambito della riorganizzazione della Polizia provinciale che interviene soltanto per attività venatorie. Basta, dunque, con questo rimpallo di competenze che rischiano di far affondare il paese. Agirò io stesso con un’ordinanza» .
«Arpat – si legge in una nota – ha appreso dalla stampa, giovedì 20 luglio, di una moria di pesci nel Candalla. Solo dopo la segnalazione sul giornale, il Comune, venerdì 21, ha trasmesso ad Arpat una comunicazione “per i provvedimenti di competenza”, senza individuare né quando sarebbe avvenuta, né il luogo del ritrovamento dei pesci». Diversa, invece, la versione del primo cittadino. «Arpat – spiega – non ha nemmeno visionato la Pec che è stata inviata dal Comune per informarlo della situazione».
«Non comprendiamo– prosegue l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana – le dichiarazioni virgolettate rilasciate alla stampa dal sindaco del Comune, che riferisce di solleciti ad Arpat “da oltre una settimana” e di costi da addebitare all’Agenzia . Per chiarire le competenze va detto che la rimozione dei pesci non compete all’Agenzia, in quanto le carcasse dei pesci morti devono essere gestite dai Comuni, espletate le verifiche necessarie. La materia è disciplinata da un decreto dirigenziale della Regione che prevede, come ente di primo intervento, la polizia provinciale che attiva Arpat, e/o il servizio veterinario della Asl, per procedere alla verifica delle cause ambientali o infettive della moria di pesci».
«In questo caso – conclude la nota – il lungo tempo trascorso dalla segnalazione della moria alla comunicazione non consente nessuno di questi accertamenti. Rimane solo da operare lo smaltimento delle carcasse, da parte del Comune».
«L’Arpat – risponde Vanni a questa critica – fa riferimento ad una disposizione del 2009. Vorrei informarlo, poiché dimostra di non esserne a conoscenza, che c’è stato un aggiornamento, nel 2015, nell’ambito della riorganizzazione della Polizia provinciale che interviene soltanto per attività venatorie. Basta, dunque, con questo rimpallo di competenze che rischiano di far affondare il paese. Agirò io stesso con un’ordinanza» .
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