Il Tirreno

Montecatini

Il vescovo Filippini posa la prima pietra della nuova chiesa di Cintolese

Luca Signorini
Il vescovo Roberto Filippini posa la prima pietra della nuova chiesa di Cintolese (foto Nucci)
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Il vescovo Roberto Filippini posa la prima pietra della nuova chiesa di Cintolese (foto Nucci)

Oltre un migliaio di fedeli hanno assistito alla cerimonia. Dal 2013 la comunità ha raccolto 120mila euro per i lavori

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MONSUMMANO.  Don Francesco legge tutto d’un fiato la lettera di ringraziamento dal palchetto allestito nell’area di cantiere. Il suo tono è commosso, gli applausi lo interrompono. Lui e don Sergio, qualche passo indietro, sono i più emozionati, entusiasti. Occhi lucidi per gran parte delle persone che lo ascoltano. Cintolese ha voluto la sua nuova chiesa: una comunità che supera i 6. 000 residenti e dal 2013 è riuscita a mettere insieme 120.000 euro. Oltre due ore di cerimonia solenne per il secondo inizio di un caseggiato affacciato sulla regionale e diventato paese, con un’anima e un’identità. Sguardi verso l’alto quando il braccio della gru solleva il masso in marmo di Apricena, e poi lo colloca qualche metro più a sud, dove dai disegni dei progettisti resterà il ricordo di un sabato sera di metà luglio, anno del Signore 2017, simbolo di un edificio fatto di pietre che non parlano, e di cuori che si avvicinano.

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Suonano le campane, continui flash dei fotografi e video con gli smartphone. Fissi sulla folla una raffigurazione di San Massimiliano Maria Kolbe – il frate francescano polacco morto nel campo di concentramento di Auschwitz a cui la chiesa sarà intitolata – e la Madonna del Carmine, ricorrenza liturgica che in queste settimane impegna la parrocchia. Il vescovo di Pescia, monsignor Roberto Filippini, benedice l’istante, e raccoglie il testimone del suo predecessore, Giovanni De Vivo, tra gli artefici di questo che in molti definiscono un evento storico.

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«È una serata speciale di grande festa, cominciamo a realizzare un sogno dopo i tanti calcoli, i sacrifici, i risparmi, i confronti, i problemi risolti, i permessi ottenuti – sono state le parole del vescovo – compiere un atto di questo genere ha un valore che va oltre a quello materiale, dobbiamo guardare nella profondità delle cose. È una grande occasione per edificare una comunità ancora più unita e ricca di fraternità».

Sono oltre un migliaio i fedeli che compongono la processione dall’afosa e troppo piccola pieve di San Leopoldo alla brezza estiva del terreno oggi radura che si trasformerà in luogo di culto, e anche nel nuovo centro di una frazione che recrimina questa mancanza. I bambini del catechismo, il coro parrocchiale, numerosi sacerdoti, la banda, le Compagnie di Gesù di Cintolese, Castelmartini, Montevettolini, Santa Maria in Selva. Quindi il popolo devoto e silenzioso. Pure le autorità. Sindaco in testa, «queste cose senza il cuore non si fanno», ha detto Rinaldo Vanni, fascia tricolore indosso. Anche lui parecchio emozionato. Complesso il rito di consegna della pergamena ai posteri.

Don Oreste Agnesi, il cancelliere della Diocesi, scorre con voce ferma i vocaboli dell’atto ufficiale. Poi il cerimoniale con le firme. La cera sigilla il documento in bella grafia, che insieme a due monete di conio 2017, a una medaglina miracolosa e a un santino di San Massimiliano viene inserito in una fessura aperta nel corpo della prima pietra. La gru si muove, il marmo splende quando incontra la luce. E Cintolese applaude, immagina il futuro.

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