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Il commosso saluto dei cinque figli di Massimo Del Grande «Un uomo buono»

Luca Signorini
La salma di Massimo Del Grande esce dalla chiesa di San Francesco (Foto Nucci)
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La salma di Massimo Del Grande esce dalla chiesa di San Francesco (Foto Nucci)

Nella chiesa di San Francesco a Pescia il funerale del ristoratore di Panicagliora, padre del blogger rimasto rinchiuso nelle carceri turche

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PESCIA. Una bara semplice, di legno chiaro, quasi grezzo, come era semplice Massimo Del Grande. “Un grande uomo buono nascosto da una folta barba nera. Per noi eri il babbone: un uomo gentile, sensibile e coraggioso, un uomo che credeva nelle persone”. E' rotto dal pianto il messaggio che Elena, la maggiore dei cinque figli, legge dal pulpito di una chiesa di San Francesco gremita. Fuori il sole cocente dell'ora di pranzo, dentro centinaia di cuori che provano ad affrontare una tristezza improvvisa. Un solo applauso, lungo qualche minuto.

Nel giro di 48 ore il coraggio di Massimo, a 59 anni, è svanito nel nulla: la febbre alta, lunedì 3 luglio, il ricovero urgente all'ospedale di Cisanello, a Pisa, mercoledì 5 nella prima serata la morte. Un'epatite fulminante che ha strappato un marito, un padre, un nonno dalla sua numerosa famiglia. Così, senza preavviso. Lo piangono amici arrivati da Montecarlo e Porcari, luoghi della sua infanzia, amici di Pietrabuona, dove per molti anni si era stabilito, e quelli di Panicagliora, la piccola comunità a 800 metri d'altitudine sulle montagne pistoiesi, gli ultimi ad averlo conosciuto e apprezzato come ristoratore nella sua Antica Osteria sulla Mammianese.

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Anche Gabriele, il figlio 35enne che nell'aprile scorso è stato rinchiuso nelle carceri turche per la sua attività di blogger e documentarista, ha capito qual'era la vera forza di sua padre, lui che senza mai alzare la voce, con il suo sguardo scuro e intenso, ha lottato senza arrendersi in quelle due settimane di apprensione. “Ci hai insegnato l'onestà, il rispetto, l'altruismo, l'amore reciproco: è questa l'eredità che lasci alla tua famiglia. Hai fatto tanti sacrifici, rinunce e scelte dolorose per il nostro bene. Adesso proveremo a ricomporre i pezzi di un puzzle che te hai sempre unito. Ricordiamo la tua grande tenerezza, i tuoi silenzi: non eri bravo con le parole, ma noi capivamo tutto dai tuoi occhi. Per quanto indipendenti e responsabili ci hai reso, noi abbiamo avuto e avremo sempre bisogno di te”. Una lettera piena di amore, Massimo si sarebbe commosso.

Visibilmente scossi anche il sindaco di Marliana, Marco Traversari, e il parroco don Alessandro Carmignani, presenti in chiesa. Un oste e un uomo di fede, ordinato diacono. Ed erano molti i sacerdoti ad officiare la funzione funebre, arrivati dalle città che Del Grande ha incontrato nel suo cammino. “L'unica parola oggi è speranza – sono le parole dell'omelia – il nostro è uno stato di smarrimento e incertezza per la perdita di una persona che ha acceso la luce in molti cuori. La fede di Massimo era nella vita, lui si è donato agli altri seguendo valori autentici di apertura e di amore. Era un uomo credente che ha guidato la sua famiglia”. Poi l'ultimo viaggio verso il cimitero del Castellare.

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