Proteste
Giurlani, primi passi da uomo libero
Scaduti i termini della custodia ai domiciliari per l’ex sindaco Pd. Atteso per oggi il decreto di scioglimento del consiglio
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PESCIA. «Abito nell’appartamento accanto. No, non l’ho visto», dice un vicino di casa, nella palazzina di recente costruzione a due passi dall’ex mercato dei fiori.
Nessuno ha riconosciuto l’ex sindaco Pd nelle (poche) persone che, tra il pomeriggio di lunedì e la mattina di ieri, transitavano in piazza Mazzini. Non l’hanno visto nei bar, e neanche alla yogurteria o dal fornaio. Eppure Oreste Giurlani da lunedì è un uomo libero, e la madre, al telefono, conferma che nella mattina di ieri «è sceso giù».
Ha percorso la strada stretta e tortuosa, che dà su un paesaggio mozzafiato, e dalle colline di Pietrabuona è “sceso” a Pescia. Poi, all’ora di pranzo, è tornato nell’agriturismo “Le fontanacce”, di proprietà dei suoi genitori, Tiziano e Graziana.
«Via, giù, non l’ho visto male. Con quello che ha passato», commenta Graziana, dicendo di non voler parlare oltre, perché i giornalisti «travisano sempre». Chiama Giurlani, e l’ex sindaco Pd risponde che penserà lui a contattare la stampa «più avanti. Ora non sono pronto». Come previsto nell’ordinanza cautelare rinnovata al termine del secondo interrogatorio, lunedì è tornato in libertà. Era agli arresti domiciliari, nell’agriturismo di famiglia, dal primo giugno, per l’inchiesta sull’Uncem, nella quale è accusato di peculato (indagine che ha fatto scattare i domiciliari) e corruzione. Le contestazioni a Giurlani riguardano presunti illeciti che l’ex primo cittadino avrebbe commesso tra il 2012 e il 2016, anni in cui rivestiva la carica di presidente dell’Uncem toscana. Si sarebbe autoliquidato 200mila euro senza alcuna giustificazione di spesa e altri 233mila euro creando giustificazioni contabili fittizie.
In una città dei fiori divisa tra innocentisti e colpevolisti, ci sono militanti delusi che hanno «stracciato la tessera» e commentano «l’inarrestabile discesa della sinistra, amplificata da fatti come questi», e cittadini che hanno aperto un gruppo facebook professandosi “amici di Oreste”: «Un uomo onesto, a cui hanno teso una trappola», afferma Mario Goiorani, colonnello dell’Aeronautica in pensione e amico di vecchia data.
Intanto, da ieri mattina, si è insediata la commissaria prefettizia Silvia Montagna. Probabile che il suo incarico venga confermato fino a quella che sarebbe dovuta essere la scadenza naturale del mandato dell’amministrazione, la primavera del prossimo anno. Pescia andrà quasi certamente ad elezioni a maggio – giugno del 2018. E per stamani è atteso il decreto di scioglimento del consiglio comunale. Niente più consiglio, niente giunta, niente vicesindaco (Perìa si era già dimesso quando è stato arrestato Giurlani), niente sindaco. «Le dimissioni di Giurlani – spiega Claudio Sbragia, segretario generale del Comune – sono diventate irrevocabili, lunedì, venti giorno dopo la data di presentazione al Protocollo. Attendiamo per domani (oggi, ndr) il decreto di scioglimento del consiglio comunale. E da quel momento tutto sarà ufficialmente nelle mani del commissario, che da prefettizio diverrà straordinario».
Se si aspettava lo scandalo Giurlani? «Allora – premette – la giustizia farà il suo corso, e in essa riponiamo piena fiducia. Si parla di fatti che riguardano l’Uncem, non il Comune. Ma no, non me lo sarei aspettato. Conosco Giurlani da quando eravamo ragazzini. E qui, come sindaco, mi ha sempre rimandato un’impressione di onestà. Cavallo pazzo, arruffone, uno a cui tenere le briglie, ma non un disonesto. Lo chiamerò, e gli farò i miei migliori auguri».
«Le voci circolavano da anni». Voci di soldi rubati, aggiunge Roberta, seduta a pranzo al tavolo di un bar. «Pescia non ne esce bene», commentano Roberto Sodini e Nello Giuntini, da 54 anni i barbieri del paese. «A 14 anni – racconta Giuntini – avevo la tessera del Partito comunista. Stracciata dopo anni di delusioni dalla sinistra. Hanno perso Pistoia, ma ci rendiamo conto? ».
Tiziana Gori
Nessuno ha riconosciuto l’ex sindaco Pd nelle (poche) persone che, tra il pomeriggio di lunedì e la mattina di ieri, transitavano in piazza Mazzini. Non l’hanno visto nei bar, e neanche alla yogurteria o dal fornaio. Eppure Oreste Giurlani da lunedì è un uomo libero, e la madre, al telefono, conferma che nella mattina di ieri «è sceso giù».
Ha percorso la strada stretta e tortuosa, che dà su un paesaggio mozzafiato, e dalle colline di Pietrabuona è “sceso” a Pescia. Poi, all’ora di pranzo, è tornato nell’agriturismo “Le fontanacce”, di proprietà dei suoi genitori, Tiziano e Graziana.
«Via, giù, non l’ho visto male. Con quello che ha passato», commenta Graziana, dicendo di non voler parlare oltre, perché i giornalisti «travisano sempre». Chiama Giurlani, e l’ex sindaco Pd risponde che penserà lui a contattare la stampa «più avanti. Ora non sono pronto». Come previsto nell’ordinanza cautelare rinnovata al termine del secondo interrogatorio, lunedì è tornato in libertà. Era agli arresti domiciliari, nell’agriturismo di famiglia, dal primo giugno, per l’inchiesta sull’Uncem, nella quale è accusato di peculato (indagine che ha fatto scattare i domiciliari) e corruzione. Le contestazioni a Giurlani riguardano presunti illeciti che l’ex primo cittadino avrebbe commesso tra il 2012 e il 2016, anni in cui rivestiva la carica di presidente dell’Uncem toscana. Si sarebbe autoliquidato 200mila euro senza alcuna giustificazione di spesa e altri 233mila euro creando giustificazioni contabili fittizie.
In una città dei fiori divisa tra innocentisti e colpevolisti, ci sono militanti delusi che hanno «stracciato la tessera» e commentano «l’inarrestabile discesa della sinistra, amplificata da fatti come questi», e cittadini che hanno aperto un gruppo facebook professandosi “amici di Oreste”: «Un uomo onesto, a cui hanno teso una trappola», afferma Mario Goiorani, colonnello dell’Aeronautica in pensione e amico di vecchia data.
Intanto, da ieri mattina, si è insediata la commissaria prefettizia Silvia Montagna. Probabile che il suo incarico venga confermato fino a quella che sarebbe dovuta essere la scadenza naturale del mandato dell’amministrazione, la primavera del prossimo anno. Pescia andrà quasi certamente ad elezioni a maggio – giugno del 2018. E per stamani è atteso il decreto di scioglimento del consiglio comunale. Niente più consiglio, niente giunta, niente vicesindaco (Perìa si era già dimesso quando è stato arrestato Giurlani), niente sindaco. «Le dimissioni di Giurlani – spiega Claudio Sbragia, segretario generale del Comune – sono diventate irrevocabili, lunedì, venti giorno dopo la data di presentazione al Protocollo. Attendiamo per domani (oggi, ndr) il decreto di scioglimento del consiglio comunale. E da quel momento tutto sarà ufficialmente nelle mani del commissario, che da prefettizio diverrà straordinario».
Se si aspettava lo scandalo Giurlani? «Allora – premette – la giustizia farà il suo corso, e in essa riponiamo piena fiducia. Si parla di fatti che riguardano l’Uncem, non il Comune. Ma no, non me lo sarei aspettato. Conosco Giurlani da quando eravamo ragazzini. E qui, come sindaco, mi ha sempre rimandato un’impressione di onestà. Cavallo pazzo, arruffone, uno a cui tenere le briglie, ma non un disonesto. Lo chiamerò, e gli farò i miei migliori auguri».
«Le voci circolavano da anni». Voci di soldi rubati, aggiunge Roberta, seduta a pranzo al tavolo di un bar. «Pescia non ne esce bene», commentano Roberto Sodini e Nello Giuntini, da 54 anni i barbieri del paese. «A 14 anni – racconta Giuntini – avevo la tessera del Partito comunista. Stracciata dopo anni di delusioni dalla sinistra. Hanno perso Pistoia, ma ci rendiamo conto? ».
Tiziana Gori
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