Il dolore
Peculato: torna in libertà Oreste Giurlani, ex sindaco di Pescia
Come previsto nell'ordinanza del gip di Firenze, sono terminati lunedì 26 i 20 giorni di custodia cautelare agli arresti domiciliari per Oreste Giurlani
PESCIA. Come già previsto nell'ordinanza cautelare rinnovata al termine del secondo interrogatorio, ieri, lunedì 26, è tornato in libertà Oreste Giurlani, l'ex sindaco di Pescia, che era agli arresti domiciliari dal 1° giugno per l’inchiesta sull’Uncem, nella quale è accusato di peculato.
Per oltre due ore Giurlani era stato sottoposto, martedì 6, all’interrogatorio di garanzia davanti al Gip del Tribunale di Firenze, Anna Liguori, al pm titolare dell’inchiesta, il sostituto procuratore Tommaso Coletta, e al procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo. Come avevamo scritto nell'immediatezza su Il Tirreno, il decreto con il quale il gip aveva respinto la richiesta di revoca dei domiciliari prevedeva appunto un termine di 20 giorni per la restrizione della libertà, a decorrere proprio dalla data dell’interrogatorio del 6 giugno.
La revoca richiesta dall’avvocato di Gabriele Melani, era stata respinta perché il gip Liguori aveva ritenuto sussistesse ancora un potenziale pericolo di inquinamento delle prove (decaduto invece quello della reiterazione del reato, essendosi Giuliani dimesso dalle sue cariche pubbliche).
Tornando al confronto del 6 giugno, l’avvocato Melani aveva riferito che il 53enne ex sindaco Pd di Pescia aveva risposto alle domande degli inquirenti, respingendo tutte le accuse. Sia quelle di peculato, che lo hanno portato agli arresti domiciliari, che quelle di corruzione, per le quali l’inchiesta – che vede indagato anche l’ingegner Andrea Carlo Breschi, di Prato – è ancora all’inizio.
Le contestazioni a Giurlani, lo ricordiamo, riguardano i presunti illeciti che l’ex primo cittadino di Pescia avrebbe commesso dal 2012 al 2016, anni in cui rivestiva ancora la carica di presidente dell’Uncem Toscana, l’Unione dei Comuni montani. In base alle indagini condotte dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Firenze, avrebbe trasferito il denaro dal conto corrente di Uncem, di cui aveva la disponibilità diretta, sul proprio conto personale.
Nel dettaglio, si sarebbe “autoliquidato” circa 200.000 euro senza alcuna giustificazione di spesa e altri 233.000 creando giustificazioni contabili ritenute fittizie. Inoltre, secondo gli investigatori della Finanza, Giurlani avrebbe ricevuto dall’Uncem compensi per 143.000 euro per consulenze effettuate a seguito di incarichi che si era autoconferito, in relazione ai quali sono ancora in corso approfondimenti. «La versione fornita dal mio assistito su tali spese – aveva spiegato il suo difensore – è che da una parte ci sono i giustificativi, e laddove i giustificativi non ci sono siamo in grado di spiegare il perché».
Parte dell’interrogatorio, come detto, ha riguardato anche l’accusa di corruzione. E su questo versante gli inquirenti fiorentini hanno sentito appunto anche l’imprenditore pratese Andrea Carlo Breschi. Il quale avrebbe raccontato che tra lui e l’ex presidente Uncem c’era un rapporto di lavoro. E che Giurlani nel 2012 aveva espresso l’intenzione di aiutare la società dell’ingegnere a proporre il suo progetto telematico anche ad altri enti pubblici che usufruiscono della rete della Regione. Per questo aiuto avrebbe avuto una retribuzione di 24.000 euro. In quel periodo la società pratese era stata fornitrice di servizi per Anci Innovazione.
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