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Condannati i truffatori di don Agostino 

Condannati i truffatori di don Agostino 

Subito perdonati dal parroco dopo l’arresto ma non dalla giustizia: pene lievi grazie al “pentimento”

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LARCIANO. Il sedicente medico (il “dottor Baldi”), e il finto svizzero (ma dall’improbabile accento bolognese) erano riusciti a sottrargli con l’inganno 5.000 euro. Ma lui, dopo averli fatti arrestare, li aveva subito perdonati, esortandoli a non farlo più. D’altra parte niente di diverso ci si poteva aspettare da un sacerdote, don Agostino Cecchin, 82enne parroco di Larciano. Ma i due truffatori non sono stati perdonati dalla giustizia, anche se, dato che si sono pentiti e hanno restituito alla loro vittima il maltolto, se la sono cavata tutto sommato con poco.

Sono stati condannati infatti a soli 10 mesi di reclusione con il beneficio della sospensione condizionale della pena Angelo Ruggeri, 68enne di origini tarantine ma residente in provincia di Bologna, e il complice Roberto De Felice, 56enne originario e residente nel Bolognese, processati per rito abbreviato davanti al giudice monocratico di Pistoia. Per via dell’avvenuto risarcimento del danno, i due hanno ottenuto anche la revoca della misura restrittiva alla quale erano stati sottoposti una volta usciti dal carcere, quella dell’obbligo di dimora.

Il 22 maggio scorso, don Agostino, tra l’altro cappellano di diversi ospedali toscani, tra cui Empoli, Fucecchio e San Miniato, aveva ricevuto la telefonata di un sedicente medico di Pistoia: era il nipote di un’anziana ricoverata in uno dei nosocomi frequentati dal sacerdote, che, riconoscente per l’assistenza spirituale ricevuta, desiderava inviargli un assegno di 8.000 euro per attività benefiche. Il finto dottore aveva dato appuntamento al parroco nelle vicinanze del vecchio ospedale del Ceppo, a Pistoia, lo stesso giorno, attorno alle 11,30. E lì si erano incontrati per raggiungere l’inesistente zia. A quel punto era arrivato il complice, uno “svizzero”, alla guida di un’auto di grossa cilindrata: cercava un dermatologo pistoiese, amico del padre, al quale doveva donare 80.000 euro. Che poi, guarda caso, era risultato deceduto da un paio di settimane. Lo “svizzero” aveva proposto al parroco di ricevere lui la cospicua somma da destinare in beneficenza: bastava un “atto notarile” e una una cauzione di 12.000 euro che sarebbe stata restituita a donazione avvenuta. L’anziano sacerdote si è quindi accordato per versare quel giorno un acconto di 5.000 e il resto il giorno successivo. Effettuato il primo pagamento, però, colto dal dubbio, era andato dai carabinieri di Larciano. Che gli avevano aperto gli occhi e avevano organizzato la trappola per i due, che erano stati arrestati mentre ricevevano altri 3.000 euro dal sacerdote. (m.d.)



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