Sicurezza
Traffico di esseri umani: coniugi in manette
Sgominata dalla polizia un’organizzazione che costringeva giovani ragazze africane a prostituirsi
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PESCIA. Con la falsa prospettiva di una nuova vita, le donne venivano prelevate dai loro Paesi, anche dietro la spinta delle famiglie d’origine, trasferite in campi profughi in Libia e poi portate in Italia, dove venivano minacciate, anche con riti voodoo, e picchiate. Ridotte in schiavitù e isolate in appartamenti a Cagliari, Quartu Sant’Elena e Pisa, senza alcun contatto con l’esterno per almeno una settimane. Le ragazze, tutte giovanissime, fra le quali una sedicenne, venivano poi costrette a prostituirsi in strada, a prezzi stracciati, per estinguere un presunto debito di 20-30mila euro coi loro aguzzini. Un vincolo che sarebbe potuto durare almeno 10 anni.
Un’organizzazione transnazionale di 13 nigeriani, fra i quali 9 donne, che favoriva l’arrivo in Italia di giovani ragazze da Nigeria e Ghana da avviare alla prostituzione in Italia è stata scoperta dalla polizia. Le accuse nei loro confronti sono quelle di traffico di esseri umani, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione ed estorsione. Due degli arrestati, marito e moglie nigeriani, Tracy Evans ed Efosa Igbinere, di 33 e 30 anni, abitavano a Pescia. Sono stati gli uomini della Squadra mobile di Pistoia, ieri all’alba, a far scattare le manette ai loro polsi e a portarli in questura, in attesa del trasferimento in carcere. Dove rimarranno a disposizione dell’autorità giudiziaria di Cagliari.
È stata infatti un’indagine dalle Squadra mobile del capoluogo sardo – avviata nel 2015 e coordinata dalla locale Dda – a portare alla luce l’agghiacciante traffico di esseri umani.
Gli inquirenti hanno ricostruito le storie agghiaccianti di almeno sei donne, una delle quali aveva subito la minaccia dell’omicidio del figlio, se non si fosse piegata. Alcune erano arrivate in Italia già terrorizzate dopo aver subito torture nei campi libici, dov’erano state stuprate.
Le indagini sono scattate dalla richiesta di aiuto di alcune delle vittime. In un caso il reclutamento è avvenuto tramite Facebook: alla giovane vittima nigeriana era stato promesso che si sarebbe sistemata in Italia, grazie all’aiuto di una connazionale: come compenso la donna chiedeva 25.000 euro; patto suggellato, prima della partenza, da un rito voodoo celebrato alla presenza delle madri di alcune delle presunte sfruttatrici indagate. In un caso l’organizzazione si era prestata a garantire il trasferimento di una delle vittime a Monaco di Baviera, dopo un breve passaggio in Italia.
Un’organizzazione transnazionale di 13 nigeriani, fra i quali 9 donne, che favoriva l’arrivo in Italia di giovani ragazze da Nigeria e Ghana da avviare alla prostituzione in Italia è stata scoperta dalla polizia. Le accuse nei loro confronti sono quelle di traffico di esseri umani, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione ed estorsione. Due degli arrestati, marito e moglie nigeriani, Tracy Evans ed Efosa Igbinere, di 33 e 30 anni, abitavano a Pescia. Sono stati gli uomini della Squadra mobile di Pistoia, ieri all’alba, a far scattare le manette ai loro polsi e a portarli in questura, in attesa del trasferimento in carcere. Dove rimarranno a disposizione dell’autorità giudiziaria di Cagliari.
È stata infatti un’indagine dalle Squadra mobile del capoluogo sardo – avviata nel 2015 e coordinata dalla locale Dda – a portare alla luce l’agghiacciante traffico di esseri umani.
Gli inquirenti hanno ricostruito le storie agghiaccianti di almeno sei donne, una delle quali aveva subito la minaccia dell’omicidio del figlio, se non si fosse piegata. Alcune erano arrivate in Italia già terrorizzate dopo aver subito torture nei campi libici, dov’erano state stuprate.
Le indagini sono scattate dalla richiesta di aiuto di alcune delle vittime. In un caso il reclutamento è avvenuto tramite Facebook: alla giovane vittima nigeriana era stato promesso che si sarebbe sistemata in Italia, grazie all’aiuto di una connazionale: come compenso la donna chiedeva 25.000 euro; patto suggellato, prima della partenza, da un rito voodoo celebrato alla presenza delle madri di alcune delle presunte sfruttatrici indagate. In un caso l’organizzazione si era prestata a garantire il trasferimento di una delle vittime a Monaco di Baviera, dopo un breve passaggio in Italia.
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