La manifestazione
L’ex sindaco risponde e respinge le accuse
A Firenze l’interrogatorio davanti a gip e pm. L’avvocato: «Spese regolari». Corruzione: c’è un secondo indagato
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PESCIA. Per oltre due ore ha risposto alle domande degli inquirenti. E ha respinto tutte le accuse. Sia quelle di peculato, che lo hanno portato agli arresti domiciliari da giovedì scorso, che quelle di corruzione, per le quali l’inchiesta – che vede indagata una seconda persona – è ancora allo stato embrionale. È comparso ieri mattina davanti alla gip del tribunale di Firenze Oreste Giurlani, 53 anni, ormai ex sindaco di Pescia, dopo le dimissioni rassegnate nella mattinata di lunedì proprio in seguito alla misura restrittiva a cui è stato sottoposto.
Oltre alla giudice delle indagini preliminari Anna Liguori, all’interrogatorio di garanzia hanno preso parte anche il pm titolare dell’inchiesta, il sostituto procuratore Tommaso Coletta, e il procuratore capon di Firenze Giuseppe Creazzo. Alle loro contestazioni, Giurlani, assistito dall’avvocato Gabriele Melani ha replicato fornendo per quanto possibile le proprie spiegazioni.
«È stato reso l’interrogatorio, ha risposto alle domande, ha chiarito laddove ha potuto – conferma il legale fiorentino – visto che ad ora sappiamo il giusto dato che ancora non abbiamo l’accesso al fascicolo: ma sapendo quello che ha fatto realmente ha saputo come rispondere».
Le contestazioni riguardano i presunti illeciti che l’ex primo cittadino di Pescia avrebbe commesso dal 2012 al 2016, anni in cui rivestiva ancora la carica di presidente dell’Uncem Toscana, l’Unione dei Comuni montani. In base alle indagini condotte dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Firenze, avrebbe trasferito il denaro dal conto corrente di Uncem, di cui aveva la disponibilità diretta, sul proprio conto corrente personale. Nel dettaglio, si sarebbe “autoliquidato” circa 200. 000 euro senza alcuna giustificazione di spesa e altri 233. 000 creando giustificazioni contabili ritenute fittizie. Inoltre, secondo gli investigatori della Finanza, Giurlani avrebbe ricevuto dall’Uncem compensi per 143. 000 euro per consulenze da lui effettuate a seguito di incarichi che si era autoconferito, in relazione ai quali sono ancora in corso approfondimenti.
«La versione fornita dal mio assistito su tali spese – ribatte l’avvocato Melani – è che da una parte ci sono i giustificativi, e laddove i giustificativi non ci sono siamo in grado di spiegare il perché. In questo momento non posso entrare in particolari, ma il mio assistito respinge ogni accusa».
Ad esempio, Giurlani ha spiegato che il numero esorbitante di chilometri fattisi rimborsare (10-11. 000 al mese, con un picco di 15.000) corrispondeva alla reale percorrenza compiuta in auto per seguire le attività dell’Uncem. Affermando che all’Uncem c’è tutta la documentazione contabile, con scontrini e fatture, che può attestare tutte le spese sostenute.
Al termine dell’interrogatorio, il legale ha chiesto la revoca del provvedimento cautelare: «Contiamo che il magistrato in tempi brevi notifichi la sua decisione».
Parte dell’interrogatorio ha riguardato anche l’accusa di corruzione. «In realtà abbastanza poco – spiega l’avvocato Melani – Ha risposto tenendo un comportamento collaborativo, come si deve fare quando si ha una posizione da sostenere. È ovvio che si tratterà comunque di una vicenda non breve. Sono stati respinti gli addebiti: si tratta di rapporti, quelli con gli imprenditori, comunque non concretanti ipotesi di reato».
Massimo Donati
Oltre alla giudice delle indagini preliminari Anna Liguori, all’interrogatorio di garanzia hanno preso parte anche il pm titolare dell’inchiesta, il sostituto procuratore Tommaso Coletta, e il procuratore capon di Firenze Giuseppe Creazzo. Alle loro contestazioni, Giurlani, assistito dall’avvocato Gabriele Melani ha replicato fornendo per quanto possibile le proprie spiegazioni.
«È stato reso l’interrogatorio, ha risposto alle domande, ha chiarito laddove ha potuto – conferma il legale fiorentino – visto che ad ora sappiamo il giusto dato che ancora non abbiamo l’accesso al fascicolo: ma sapendo quello che ha fatto realmente ha saputo come rispondere».
Le contestazioni riguardano i presunti illeciti che l’ex primo cittadino di Pescia avrebbe commesso dal 2012 al 2016, anni in cui rivestiva ancora la carica di presidente dell’Uncem Toscana, l’Unione dei Comuni montani. In base alle indagini condotte dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Firenze, avrebbe trasferito il denaro dal conto corrente di Uncem, di cui aveva la disponibilità diretta, sul proprio conto corrente personale. Nel dettaglio, si sarebbe “autoliquidato” circa 200. 000 euro senza alcuna giustificazione di spesa e altri 233. 000 creando giustificazioni contabili ritenute fittizie. Inoltre, secondo gli investigatori della Finanza, Giurlani avrebbe ricevuto dall’Uncem compensi per 143. 000 euro per consulenze da lui effettuate a seguito di incarichi che si era autoconferito, in relazione ai quali sono ancora in corso approfondimenti.
«La versione fornita dal mio assistito su tali spese – ribatte l’avvocato Melani – è che da una parte ci sono i giustificativi, e laddove i giustificativi non ci sono siamo in grado di spiegare il perché. In questo momento non posso entrare in particolari, ma il mio assistito respinge ogni accusa».
Ad esempio, Giurlani ha spiegato che il numero esorbitante di chilometri fattisi rimborsare (10-11. 000 al mese, con un picco di 15.000) corrispondeva alla reale percorrenza compiuta in auto per seguire le attività dell’Uncem. Affermando che all’Uncem c’è tutta la documentazione contabile, con scontrini e fatture, che può attestare tutte le spese sostenute.
Al termine dell’interrogatorio, il legale ha chiesto la revoca del provvedimento cautelare: «Contiamo che il magistrato in tempi brevi notifichi la sua decisione».
Parte dell’interrogatorio ha riguardato anche l’accusa di corruzione. «In realtà abbastanza poco – spiega l’avvocato Melani – Ha risposto tenendo un comportamento collaborativo, come si deve fare quando si ha una posizione da sostenere. È ovvio che si tratterà comunque di una vicenda non breve. Sono stati respinti gli addebiti: si tratta di rapporti, quelli con gli imprenditori, comunque non concretanti ipotesi di reato».
Massimo Donati
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