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Niente domiciliari all’impiegato arrestato per truffa

CASCINA. Resta in carcere Alberto Romei, 52 anni, originario di Castelnuovo Garfagnana e residente a Massa e Cozzile, il responsabile dell’unità operativa complessa “Diritto allo studio, nidi e...

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CASCINA. Resta in carcere Alberto Romei, 52 anni, originario di Castelnuovo Garfagnana e residente a Massa e Cozzile, il responsabile dell’unità operativa complessa “Diritto allo studio, nidi e progettazione esecutiva” del Comune di Cascina arrestato per peculato e truffa dalla guardia di finanza nell’ambito di un’inchiesta che riguarda gli asili nido convenzionati. Il Gip ha respinto la richiesta degli arresti domiciliari presentata dal difensore di Romei, l’avvocato Andrea Callaioli, che presenterà ora un’istanza al tribunale della libertà. Secondo quanto è stato ricostruito durante le indagini, Romei, dopo avere istruito, come responsabile del procedimento, le convenzioni con gli asili nido privati per l’assegnazione dei bambini e liquidato agli asili i contributi relativi al rimborso delle rette spettanti loro in base ai posti assegnati, è riuscito ad appropriarsi di ingenti somme di denaro. In sostanza, stando a quanto è stato ricostruito, il dipendente comunale prospettava falsamente alle legali rappresentanti la necessità di dovere eseguire un riallineamento delle somme che avevano conseguito a titolo di rimborso dei buoni pasti a favore degli altri asili e si è fatto riconsegnare circa 36mila euro. Soldi che lo stesso Romei ha fatto arrivare sul conto corrente dell’associazione “Telefono Tata” (chiusa da anni) che invece lui aveva indicato agli asili come l’associazione incaricata dal Comune di raccogliere queste somme di denaro. Oppure faceva convergere il denaro sul conto della cooperativa sociale Trilli, a cui, a suo dire, spettavano. Poi però le legali rappresentanti delle due realtà, oggi indagate con Romei, hanno prelevato i soldi dai rispettivi conti e li hanno portati a Romei. Lo stesso meccanismo è stato replicato con i contributi che il Comune, tra il 2014 e il 2016 (fine anno), ha stanziato e pagato (anche se non doveva farlo) per progetti sociali a favore dei disabili o per bambini in condizione di disagio. Per questa attività, secondo l’accusa, ha liquidato sia a Trilli che a Telefono Tata, altri 227mila euro, predisponendo determine, sempre secondo l’accusa, che faceva firmare all’assessore competente, sulla base di false istruttorie relative ai finanziamenti e a contributi per progetti mai realizzati da queste strutture.

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