Gioco
Radiologia è sotto organico ritmi di lavoro inaccettabili
di Maria Salerno
Il dottor Giuseppe Fiore (Lega Nord) l’ancia l’allarme sulla operatività del reparto dell’ospedale di Pescia. «Turni massacranti e qualità a rischio»
2 MINUTI DI LETTURA
PESCIA. Risorse umane e razionalizzazione, sempre in nome della spending review. Nel mirino, questa volta, è il reparto di Radiologia dell’ospedale SS. Cosma e Damiano, vistosamente sotto organico (in pochi mesi, tra prepensionamenti e mancate assunzioni e sostituzioni, si è passati da 14 a 11 unità), ma i cui livelli di produzione sembrerebbero immutati, anzi tendenzialmente in crescita.
Come si spiega tutto ciò? Sarebbe una conseguenza dell’incentivo economico pari a 60 euro lordi per ora (circa 30 euro netti) che l’azienda sanitaria avrebbe offerto ai medici radiologi per abbattere le liste d’attesa delle risonanze. «Cioè per ridurre le liste d’attesa, i radiologi lavorano in libera professione forzata e per un incremento in busta paga davvero modesto per l’azienda stessa»: a denunciarlo è Giuseppe Fiore, medico del Cosma e Damiano e responsabile sanità Lega Nord Pistoia. «Attingendo quindi alla cosiddetta produttività aggiuntiva, una sorta di cottimismo sanitario per il quale l’azienda chiede al medico di fare delle prestazioni aggiuntive in orario extra lavorativo – spiega il dottor Fiore – è stato possibile compensare l’annoso problema della carenza d’organico, ma sottoponendo il personale a turni massacranti, anche di 12 ore filate. Con il risultato che i radiologi sono costretti a ritmi di lavoro inaccettabili con pesanti ripercussioni sul piano fisico, psichico e sociale, in barba alla tanto sbandierata prevenzione del rischio clinico».
La domenica e i festivi c’è un unico radiologo reperibile, che fa dalle 40 alle 60 prestazioni. Le ore del turno di reperibilità vanno dalle ore 8 alle ore 20. «In realtà sembrerebbe trattarsi di una guardia attiva camuffata da reperibilità – spiega Fiore – se fosse inquadrato come turno attivo un medico solo non basterebbe più, ma sarebbe necessaria la presenza di due medici. Insomma, in questa maniera l’azienda ancora una volta ha trovato il modo di risparmiare sulla pelle degli operatori sanitari, sfruttandoli, sacrificando i riposi compensativi, introducendo turni massacranti e mettendo di fatto a rischio la qualità delle prestazioni».
Inutile dire che occorrerebbe nuovo personale. È previsto un concorso a luglio, ma che riguarderà l’intera area vasta: quanti saranno i medici destinati a Pescia è difficile stabilirlo, ad ogni modo nella migliore delle ipotesi nessuno arriverà prima della fine dell’anno. E intanto?
«Se all’azienda non importa niente del superlavoro cui sono sottoposti i medici, costretti a delle condizioni lavorative indecorose, almeno si preoccupi della qualità della prestazione che viene erogata – conclude Fiore – mi preme ricordare che radiologia è una specialità medica che lavora con la diagnostica per immagini. Refertare immagini in continuazione per 12 ore mette a dura prova la soglia di attenzione del medico, e come al solito a rimetterci potrebbero essere i pazienti».
Come si spiega tutto ciò? Sarebbe una conseguenza dell’incentivo economico pari a 60 euro lordi per ora (circa 30 euro netti) che l’azienda sanitaria avrebbe offerto ai medici radiologi per abbattere le liste d’attesa delle risonanze. «Cioè per ridurre le liste d’attesa, i radiologi lavorano in libera professione forzata e per un incremento in busta paga davvero modesto per l’azienda stessa»: a denunciarlo è Giuseppe Fiore, medico del Cosma e Damiano e responsabile sanità Lega Nord Pistoia. «Attingendo quindi alla cosiddetta produttività aggiuntiva, una sorta di cottimismo sanitario per il quale l’azienda chiede al medico di fare delle prestazioni aggiuntive in orario extra lavorativo – spiega il dottor Fiore – è stato possibile compensare l’annoso problema della carenza d’organico, ma sottoponendo il personale a turni massacranti, anche di 12 ore filate. Con il risultato che i radiologi sono costretti a ritmi di lavoro inaccettabili con pesanti ripercussioni sul piano fisico, psichico e sociale, in barba alla tanto sbandierata prevenzione del rischio clinico».
La domenica e i festivi c’è un unico radiologo reperibile, che fa dalle 40 alle 60 prestazioni. Le ore del turno di reperibilità vanno dalle ore 8 alle ore 20. «In realtà sembrerebbe trattarsi di una guardia attiva camuffata da reperibilità – spiega Fiore – se fosse inquadrato come turno attivo un medico solo non basterebbe più, ma sarebbe necessaria la presenza di due medici. Insomma, in questa maniera l’azienda ancora una volta ha trovato il modo di risparmiare sulla pelle degli operatori sanitari, sfruttandoli, sacrificando i riposi compensativi, introducendo turni massacranti e mettendo di fatto a rischio la qualità delle prestazioni».
Inutile dire che occorrerebbe nuovo personale. È previsto un concorso a luglio, ma che riguarderà l’intera area vasta: quanti saranno i medici destinati a Pescia è difficile stabilirlo, ad ogni modo nella migliore delle ipotesi nessuno arriverà prima della fine dell’anno. E intanto?
«Se all’azienda non importa niente del superlavoro cui sono sottoposti i medici, costretti a delle condizioni lavorative indecorose, almeno si preoccupi della qualità della prestazione che viene erogata – conclude Fiore – mi preme ricordare che radiologia è una specialità medica che lavora con la diagnostica per immagini. Refertare immagini in continuazione per 12 ore mette a dura prova la soglia di attenzione del medico, e come al solito a rimetterci potrebbero essere i pazienti».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
