Gioco
Scoperto laboratorio per articoli di lusso
di Matteo Leoni
Sequestrati dalla Guardia di finanza oltre 55.000 prodotti contraffatti e pellame pregiato, obbligo di dimora per due persone
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FIRENZE. Borse griffate e poi cravatte, foulard, accessori di moda: pezzi praticamente identici agli originali e corredati perfino dai certificati di autenticità. Una filiera del falso che da un laboratorio nell’hinterland fiorentino arrivava fino alle boutique di lusso del Centro e Nord Italia e perfino a quelle all’estero, con un mercato privilegiato in Russia, Croazia e Malta. Il traffico illecito è stato scoperto grazie a un indagine della procura di Pistoia. In base ai riscontri dei finanzieri di Firenze, che hanno portato avanti le indagini, il più attivo nei commerci sarebbe stato Salvatore Arcidiacono, sessantaseienne di origini siciliane residente a Massa e Cozzile. Per lui ieri è scattata la misura dell’obbligo di dimora e di firma. Stesso provvedimento è stato disposto dal gip per Luciano Cossari, 59 anni di Lastra a Signa. Sempre ieri le fiamme gialle hanno perquisito e posto sotto sequestro un laboratorio di Scandicci, gestito da un quarantenne cinese, dove secondo gli accertamenti sono stati prodotti molti degli articoli contraffatti. 55 mila in tutto quelli sequestrati nel corso delle indagini, insieme a 2.450 metri quadrati di pellame pregiato, e un laboratorio di produzione dotato di attrezzatura per il taglio delle pelli, oltre che di punzoni e cliché necessari per ottenere prodotti del tutto identici agli originali. Complessivamente sono 14 le persone finite sul registro degli indagati. Tra queste, oltre ad Arcidiacono e Cossari, il titolare del laboratorio e due titolari di boutique di lusso all’estero: per l’accusa avrebbero acquistato la merce contraffatta per rivenderla come originale nei loro negozi di lusso. Borse, foulard, cravatte e portafogli erano completi dei certificati di garanzia, falsificati o rubati.
Indagata anche una giovane russa, che si sarebbe occupata della commercializzazione verso l’Est Europa.
In Italia la merce veniva rivenduta in Lazio, Lombardia ed Emilia Romagna. Tra i marchi più contraffatti, Cloe, Prada, Celine, Gucci, Chanel, Hermes, Louis Vuitton, Valentino e Miu Miu. In generale si trattava di oggetti di ottima fattura, rivenduti a prezzi di poco più bassi rispetto agli originali. In attesa delle spedizioni venivano stoccati in buona parte in un fondo a Montecatini.
Le indagini, dirette dal pm Giuseppe Grieco, sono scattate nel febbraio del 2016, dopo che Arcidiacono fu fermato per un controllo dalla finanza a Pieve a Nievole. Nell’auto furono trovati articoli a marchio contraffatto e numerosi certificati di autenticità Chanel, con tanto di codici di controllo.
Per l’accusa Arcidiacono, già noto alle forze dell’ordine per reati dello stesso tipo, si dedicava a tempo pieno al commercio di falsi, che lo impegnava quotidianamente. Dai pedinamenti e dalle intercettazioni è emerso che incontrava e trattava con potenziali clienti ogni giorno. Per farlo usava vari cellulari, intestati a persone a lui vicine: ciascuno dei telefoni era dedicato quasi esclusivamente ad un cliente. Un modo per non essere identificato in caso di verifiche delle forze dell’ordine, e per poter continuare a condurre le trattative con tutti gli altri clienti se uno dei telefoni fosse stato messo sotto controllo dagli investigatori.
Indagata anche una giovane russa, che si sarebbe occupata della commercializzazione verso l’Est Europa.
In Italia la merce veniva rivenduta in Lazio, Lombardia ed Emilia Romagna. Tra i marchi più contraffatti, Cloe, Prada, Celine, Gucci, Chanel, Hermes, Louis Vuitton, Valentino e Miu Miu. In generale si trattava di oggetti di ottima fattura, rivenduti a prezzi di poco più bassi rispetto agli originali. In attesa delle spedizioni venivano stoccati in buona parte in un fondo a Montecatini.
Le indagini, dirette dal pm Giuseppe Grieco, sono scattate nel febbraio del 2016, dopo che Arcidiacono fu fermato per un controllo dalla finanza a Pieve a Nievole. Nell’auto furono trovati articoli a marchio contraffatto e numerosi certificati di autenticità Chanel, con tanto di codici di controllo.
Per l’accusa Arcidiacono, già noto alle forze dell’ordine per reati dello stesso tipo, si dedicava a tempo pieno al commercio di falsi, che lo impegnava quotidianamente. Dai pedinamenti e dalle intercettazioni è emerso che incontrava e trattava con potenziali clienti ogni giorno. Per farlo usava vari cellulari, intestati a persone a lui vicine: ciascuno dei telefoni era dedicato quasi esclusivamente ad un cliente. Un modo per non essere identificato in caso di verifiche delle forze dell’ordine, e per poter continuare a condurre le trattative con tutti gli altri clienti se uno dei telefoni fosse stato messo sotto controllo dagli investigatori.
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