Finanza
«Diceva che era ricoverata in ospizio»
di Massimo Donati
Nasconde il cadavere della madre e riscuote la pensione per dieci anni: il racconto dei vicini che hanno avvertito la polizia
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PESCIA. «Diceva che la mamma era viva. In un ricovero a Lido di Camaiore. Non ci siamo mai insospettiti, anche se erano più di dieci anni che non la vedevamo. Ma quando ci ha fatto entrare e abbiano trovato quella situazione indecente... Panni ammassati, vestiti, carrelli della spesa, sudiciume ovunque. E puzzo di pesce bollito. E una cinquantina di bombolette di deodorante. E quella stanza che non ci voleva aprire, l’unica».
Stefania Petrone e Raffaele Maglione ancora non se ne capacitano. Di come la loro vicina di casa sia riuscita a nascondere la verità per tutti questi anni, forse dieci. Trasformando una camera da letto del suo appartamento di viale Marconi 73/A, a Pescia, nella tomba dell’anziana madre, Marina Bruni, classe 1927. Della quale ha continuato a riscuotere la pensione: 1.376 euro al mese tra vecchiaia e accompagnamento. Mentre il suo cadavere era avvolto in sacchi della spazzatura e coperte, sotto materassi e suppellettili.
La donna, Cinzia Tredici, 51 anni, è stata adesso denunciata per occultamento di cadavere e truffa ai danni dello Stato. In attesa che l’autopsia disposta per oggi dalla procura chiarisca se la morte sia o meno avvenuta per cause naturali. Sono stati i due condomini della donna, ricoverata da ieri in osservazione in ospedale, a rendere partecipi dei loro sospetti i poliziotti del commissariato di Pescia. Che ieri mattina hanno fatto la macabra scoperta nell’appartamento numero 22, al secondo piano del “Condominio Paradiso”.
Una scoperta frutto di una doppia coincidenza: il ritorno del freddo e un guasto alla caldaia nell’appartamento della donna. Che martedì mattina ha fermato sul pianerottolo Stefania Petrone, per chiederle se avesse il numero di un tecnico a cui rivolgersi per farla riparare.
«Le ho risposto di sì – racconta la giovane vicina – E le ho chiesto se intanto voleva che dessi un’occhiata per rimetterle almeno l’acqua calda. “Sì, sì, però non guardare il sudicio che ho”, mi ha risposto. Sono entrata, ho pigiato il pulsante rosso, e ho fatto ripartire la caldaia».
Poi Stefania è andata a lavorare. Dicendo alla donna che sarebbe tornata quella sera alle sette. Per i termosifoni. E così ha fatto, in compagnia di un altro condomino, che abita al piano di sopra.
«Ho fatto lo spurgo a tutti i termosifoni – racconta Raffale – ma non a quello in camera da letto. Non ha voluto farci entrare. Ho insistito, perché immaginavo che ci fosse qualcosa che non andava con tutti quei deodoranti, quell’odore... ma non c’è stato niente da fare».
«C’era un odore di roba andata a male, di pesce bollito – aggiunge Stefania – ma lei stessa ci diceva che andava sempre fuori a mangiare, al ristorante, dalle suore, a Viareggio... Insomma, abbiamo cominciato a sospettare esattamente quello che poi è venuto fuori».
Poi, un rammarico, per quella donna apparentemente lasciata sola a vivere in una situazione di palese disagio. «A noi è bastata mezz’ora per accorgerci che qualcosa non andava. Perché in tutti questi anni i servizi sociali non hanno fatto nulla? Eppure qualche mese fa, per una decina di giorni, sono venuti ad assisterla a casa. Dopo che si era fatta male a un braccio, scendendo dal pullman, diceva...».
altro servizio a pagina 13
Stefania Petrone e Raffaele Maglione ancora non se ne capacitano. Di come la loro vicina di casa sia riuscita a nascondere la verità per tutti questi anni, forse dieci. Trasformando una camera da letto del suo appartamento di viale Marconi 73/A, a Pescia, nella tomba dell’anziana madre, Marina Bruni, classe 1927. Della quale ha continuato a riscuotere la pensione: 1.376 euro al mese tra vecchiaia e accompagnamento. Mentre il suo cadavere era avvolto in sacchi della spazzatura e coperte, sotto materassi e suppellettili.
La donna, Cinzia Tredici, 51 anni, è stata adesso denunciata per occultamento di cadavere e truffa ai danni dello Stato. In attesa che l’autopsia disposta per oggi dalla procura chiarisca se la morte sia o meno avvenuta per cause naturali. Sono stati i due condomini della donna, ricoverata da ieri in osservazione in ospedale, a rendere partecipi dei loro sospetti i poliziotti del commissariato di Pescia. Che ieri mattina hanno fatto la macabra scoperta nell’appartamento numero 22, al secondo piano del “Condominio Paradiso”.
Una scoperta frutto di una doppia coincidenza: il ritorno del freddo e un guasto alla caldaia nell’appartamento della donna. Che martedì mattina ha fermato sul pianerottolo Stefania Petrone, per chiederle se avesse il numero di un tecnico a cui rivolgersi per farla riparare.
«Le ho risposto di sì – racconta la giovane vicina – E le ho chiesto se intanto voleva che dessi un’occhiata per rimetterle almeno l’acqua calda. “Sì, sì, però non guardare il sudicio che ho”, mi ha risposto. Sono entrata, ho pigiato il pulsante rosso, e ho fatto ripartire la caldaia».
Poi Stefania è andata a lavorare. Dicendo alla donna che sarebbe tornata quella sera alle sette. Per i termosifoni. E così ha fatto, in compagnia di un altro condomino, che abita al piano di sopra.
«Ho fatto lo spurgo a tutti i termosifoni – racconta Raffale – ma non a quello in camera da letto. Non ha voluto farci entrare. Ho insistito, perché immaginavo che ci fosse qualcosa che non andava con tutti quei deodoranti, quell’odore... ma non c’è stato niente da fare».
«C’era un odore di roba andata a male, di pesce bollito – aggiunge Stefania – ma lei stessa ci diceva che andava sempre fuori a mangiare, al ristorante, dalle suore, a Viareggio... Insomma, abbiamo cominciato a sospettare esattamente quello che poi è venuto fuori».
Poi, un rammarico, per quella donna apparentemente lasciata sola a vivere in una situazione di palese disagio. «A noi è bastata mezz’ora per accorgerci che qualcosa non andava. Perché in tutti questi anni i servizi sociali non hanno fatto nulla? Eppure qualche mese fa, per una decina di giorni, sono venuti ad assisterla a casa. Dopo che si era fatta male a un braccio, scendendo dal pullman, diceva...».
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