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Casina Rossa: dove c’erano i campi oggi c’è il quartiere che sa più d’antico

Luca Sugnorini
il ristorante Casina Rossa com'era
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il ristorante Casina Rossa com'era

Con l’albergo che gli dà il nome, la macelleria, il circolo e pure la scuola: villaggio autonomo alle spalle delle terme di Montecatini

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MONTECATINI.  Si racconta che questo quartiere, oggi schierato con villette e palazzine, ma fino a non molto tempo fa aperta campagna, fosse indicato come località Amore (e ancora ci sono una strada, e pure un condominio, con questo nome: si pronuncia però con l’accento sulla A). Spunta un sorriso quando si viene a sapere l’etimologia del termine.

Nell’800, i casolari erano due o tre, sul pendio che porta a Montecatini Alto gorgheggiavano almeno cinque fonti d’acqua. Nei pressi delle sorgenti, nascoste tra la boscaglia, grezze capanne celavano spartani giacigli. Entreneuse autoctone, nessuno si ricorda come agghindate ma di certo svestite, pazienti e amorevoli, socchiudevano la porta ogni qual volta un giovanotto si abbeverava al fontanello. Nidi d’amore allo scorrere calmo di un ruscello.

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Tra viale Fedeli e via di Bruceto (e strade traverse), fino alla Grotta Maona, si chiama Casina Rossa da metà anni ’60. In quel periodo aprì i battenti l’hotel, che ancora riceve pullman carichi di turisti. L’edificio prima faceva da alimentari, piccolo spaccio, nel piazzale (adesso parcheggio) giovani e vecchi si recavano al pallaio per il gioco delle bocce. Ci fu anche un ministro, che sembra alloggiasse da queste parti, di cui però non è rimasta traccia se non in ingiallite fotografie, dove la fermata del bus era appunto “Il Ministro”.

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Quartiere di Montecatini tra i più montecatinesi (i residenti, da sempre, hanno avi e natali all’ombra delle Terme), è tra i pochi a non aver mai perso i suoi punti di riferimento. Dal circolo che nei suoi attuali locali serve gotti di vino dal 1957, alla macelleria ora di Marino Venturini (l’unica del genere rimasta in città) aperta ai primi del ’900 e trasferita negli spazi odierni dal 1975 (quando di macellerie ce n’erano 23), fino al ristorante Il Discepolo, nato semplice pizzeria durante i ’50 (laddove da alcuni anni c’è l’edicola e tabacchi Ritual) e quindi il grande salto nel 1969 con un terreno incolto trasformato in grande sala per i banchetti (in muratura, s’intende).

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Vecchie tradizioni: neppure alla Casina Rossa mancava un night club, con il suo bel patio rialzato e circondato di rampicanti. Il bar Bull, da circa 25 anni, ha preso il suo posto, quando ha lasciato lo storico fondo su via di Bruceto occupato da una filiale della banchina. La pietra miliare resta la mesticheria di fianco al circolo (una volta si trovava nel palazzo prima del ristorante).

E poi la girandola delle botteghe, ricordi di umanità. Negozi di scarpe, alimentari, frutta. Il bar Giulia c’è da 12 anni: prima della caffetteria un concessionario di auto e il supermaket; adesso dall’altro lato della strada, trasferimento sensato quando chiuse i battenti un rivenditore di tv. La scuola elementare “Casciani” tirata su negli anni ’60. Pure un frantoio (ora villetta su due piani) proprio in via Amore, da lì parte un sentiero verso il castello. Ci sono le fonti, non più le capanne.

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