Il dolore
Ferie razionalizzate: a rischio la qualità del servizio sanitario
di Maria Salerno
Medico dell’ospedale di Pescia mette in guardia dall’accordo siglato fra Asl e sindacati: «Esigenze del personale ignorate»
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PESCIA. Anche la programmazione delle ferie del personale sanitario dovrà rispondere alla cosiddetta “emergenza organizzativa”. Alle nuove “politiche del personale”, cioè, che l’Asl Toscana Centro sta attuando già da qualche mese a Firenze e che proprio nell’accordo sulle ferie estive, siglato qualche giorno fa con le organizzazioni sindacali, vede l’inaugurazione di una «nuova stagione che si fonda sul reciproco affidamento e senso di responsabilità».
Ma che vuol dire, esattamente? Che l’azienda sanitaria organizzerà le ferie durante l’anno solare ed in particolare durante il periodo estivo, tenendo conto della necessità di non depauperare eccessivamente il personale di assistenza, così da evitare o ridurre il ricorso a forza lavoro esterna sia attraverso la stipulazione di contratti a tempo determinato, sia attraverso il lavoro interinale o in appalto mediante cooperative. Il tutto nell’ottica della “razionalizzazione”, vale a dire per non incidere sul bilancio aziendale facendo nuove assunzioni.
L’accordo prevede che ciascun responsabile coordinatore predisponga un piano ferie che preveda la fruizione entro il 31 dicembre dell’80% delle stesse, che ciascun dipendente goda di un periodo di ferie nel periodo che va dal 10 giugno al 20 settembre, a rotazione, in 5 intervalli temporali, di cui almeno due settimane continuative.
Nel verbale di concertazione siglato lo scorso 15 marzo l’Asl spiega che «aprire alla nuova organizzazione, estendendo le tre settimane continuative di ferie non è un’operazione semplice e richiede per la sua operatività ed efficacia la responsabilizzazione della dirigenza aziendale e delle parti sociali verso l’obiettivo condiviso».
Ma l’obiettivo è realmente condiviso? «No – spiega Giuseppe Fiore, diabetologo al SS Cosma e Damiano e responsabile provinciale della Lega Nord – L’obiettivo non può essere condiviso in quanto non facciamo altro che adeguarci ad una programmazione aziendale centralistica e imposta dall’alto, traslata da Firenze a Pistoia come se si trattasse di due realtà identiche, che cerca di sopperire alla carenza di organico con un modello di organizzazione del lavoro che non tiene conto delle esigenze del personale, che potrà essere spostato a piacimento da un reparto all’altro generando un rallentamento del servizio fornito dal reparto stesso. Se il modello, poi, verrà applicato in maniera rigida, gli operatori sanitari, di fronte a bisogni reali, non potendo mediare in nessun altro modo, ricorreranno sempre più spesso all’istituto della malattia, cui seguirà il contrappasso da parte dell’Asl mediante il richiamo forzoso in servizio. Il che contribuirà a rendere ancora più ostile il clima lavorativo e aumentare la frustrazione del personale. La responsabilizzazione della dirigenza porrà gli operatori nella condizione di una incontestabile accettazione di ogni espressione che proviene dal capo, nell’ottica di una progressiva disumanizzazione dei rapporti lavorativi all’interno dell’azienda che in ultimo si rifletteranno sulla qualità del servizio».
Ma che vuol dire, esattamente? Che l’azienda sanitaria organizzerà le ferie durante l’anno solare ed in particolare durante il periodo estivo, tenendo conto della necessità di non depauperare eccessivamente il personale di assistenza, così da evitare o ridurre il ricorso a forza lavoro esterna sia attraverso la stipulazione di contratti a tempo determinato, sia attraverso il lavoro interinale o in appalto mediante cooperative. Il tutto nell’ottica della “razionalizzazione”, vale a dire per non incidere sul bilancio aziendale facendo nuove assunzioni.
L’accordo prevede che ciascun responsabile coordinatore predisponga un piano ferie che preveda la fruizione entro il 31 dicembre dell’80% delle stesse, che ciascun dipendente goda di un periodo di ferie nel periodo che va dal 10 giugno al 20 settembre, a rotazione, in 5 intervalli temporali, di cui almeno due settimane continuative.
Nel verbale di concertazione siglato lo scorso 15 marzo l’Asl spiega che «aprire alla nuova organizzazione, estendendo le tre settimane continuative di ferie non è un’operazione semplice e richiede per la sua operatività ed efficacia la responsabilizzazione della dirigenza aziendale e delle parti sociali verso l’obiettivo condiviso».
Ma l’obiettivo è realmente condiviso? «No – spiega Giuseppe Fiore, diabetologo al SS Cosma e Damiano e responsabile provinciale della Lega Nord – L’obiettivo non può essere condiviso in quanto non facciamo altro che adeguarci ad una programmazione aziendale centralistica e imposta dall’alto, traslata da Firenze a Pistoia come se si trattasse di due realtà identiche, che cerca di sopperire alla carenza di organico con un modello di organizzazione del lavoro che non tiene conto delle esigenze del personale, che potrà essere spostato a piacimento da un reparto all’altro generando un rallentamento del servizio fornito dal reparto stesso. Se il modello, poi, verrà applicato in maniera rigida, gli operatori sanitari, di fronte a bisogni reali, non potendo mediare in nessun altro modo, ricorreranno sempre più spesso all’istituto della malattia, cui seguirà il contrappasso da parte dell’Asl mediante il richiamo forzoso in servizio. Il che contribuirà a rendere ancora più ostile il clima lavorativo e aumentare la frustrazione del personale. La responsabilizzazione della dirigenza porrà gli operatori nella condizione di una incontestabile accettazione di ogni espressione che proviene dal capo, nell’ottica di una progressiva disumanizzazione dei rapporti lavorativi all’interno dell’azienda che in ultimo si rifletteranno sulla qualità del servizio».
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