La manifestazione
«Una norma poco chiara»
Le associazioni degli albergatori non ci stanno
MONTECATINI. Una legge mai chiarita del tutto, che non stabilisce in maniera inequivocabile quale sia il ruolo dell’albergatore all’interno di un impianto che, in fin dei conti, deve subire e del quale avrebbe fatto volentieri a meno. Sulla tassa di soggiorno le associazioni di categoria sono d’accordo: così com’è strutturata non va.
Partiamo dai numeri: quanto è stato il gettito a Montecatini derivante da questo tributo? Nel bilancio di previsione 2012 era indicato un introito totale di 1,8 milioni di euro; nel 2013 1,4 milioni; nel 2014 un milione 470mila euro; e nel 2015 un milione 830mila euro. Ma su quanto sia poi entrato effettivamente nelle casse comunali (e a quanto ammonti quindi l’evasione) non è dato saperlo con esattezza (abbiamo provato a chiederlo al Comune ma non ci è arrivata alcuna risposta).
Dall’Apam (associazione presieduta da Dante Simoncini) puntano il dito contro l’ormai cronica «assenza di un regolamento d’attuazione, mai approntato dall’approvazione della legge nazionale che istituiva la tassa di soggiorno», ma anche sul controverso ruolo affidato all’albergatore, «a torto equiparato a un agente contabile di riscossione o a un sostituto d’imposta».
Ruoli, questi, che hanno portato come conseguenza le accuse di peculato a chi non versa la tassa. «Assurdo – commenta Fabio Cenni, presidente Assohotel – in quanto un albergatore non trae certo un vantaggio, tanto più economico, dal riscuotere la tassa dal cliente. Vantaggio che a nostro avviso sarebbe invece necessario affinché si configuri il reato di peculato».
«Purtroppo – aggiunge Sabrina Gilardi, Confindustria – la norma non è chiara e la nostra associazione si sta battendo per questo anche a livello nazionale. Quel che è certo è che un albergatore non è un dipendente pubblico ed è casomai sanzionabile amministrativamente, non certo penalmente». (mec)
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