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le giornate del fai

Il gioiello di Colleviti aperto per la prima volta

Martina Trivigno
Una veduta del monastero francescano di San Ludovico a Colleviti (Foto Nucci)
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Una veduta del monastero francescano di San Ludovico a Colleviti (Foto Nucci)

Il monastero francescano è stato edificato ai tempi di Colombo. Trecento persone hanno approfittato dell’occasione per partecipare alla visita guidata

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PESCIA. Nello stesso anno in cui Cristoforo Colombo approdava in un continente tanto selvaggio quanto sconosciuto agli esploratori dell'epoca, l'America, a Pescia iniziavano i lavori per la costruzione del monastero francescano più grande della Toscana, quello di San Ludovico a Colleviti.

E proprio questo gioiello architettonico, dalla cui sommità si domina gran parte della città e della Valdinievole, è stato uno dei protagonisti, sabato 25 e domenica 26 marzo, delle Giornate Fai di primavera. Quasi cento persone iscritte al Fai (Fondo ambiente italiano), nella prima giornata, hanno visitato il monastero, mentre il doppio delle presenze ha raggiunto Pescia, da ogni parte della Toscana, nella seconda data di apertura. Un'occasione pressoché unica di entrare all'interno del convento, aperto al pubblico per la prima volta.

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Questa, infatti, la "mission" del Fai: aprire, in tutta Italia, 900 siti di grande valore storico ed anche artistico, ma in genere difficilmente accessibili. Tra questi, quindi, anche il monastero di Colleviti.

Fin dalla mattina di ieri sono state tante le persone in attesa sotto il portico d'accesso prima di avviarsi, tra una foto e qualche selfie, all'interno della struttura, suddivisi in gruppi di venti.

«Era il 1492 - spiega l'architetto Francesco Sturlini che, insieme a Fiorella Quiriconi e Genny Colangelo, ha accompagnato i visitatori alla scoperta del convento - quando questa straordinaria avventura ha avuto inizio. In quell'anno Benedetto Colucci ha ceduto all’Ordine francescano dell'osservanza il vecchio castello che si ergeva proprio nel luogo in cui, adesso, sorge il monastero di Colleviti».

Alla fine del XV secolo è stata eretta la chiesa dedicata a San Ludovico di Tolosa ma numerose sono state le modifiche che la struttura originaria ha subìto nel tempo. Come, ad esempio, l'aggiunta del portico d'accesso sul lato meridionale ed anche la trasformazione del chiostro interno, con l'aggiunta di nuove colonne in pietra serena.

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«Con la scomparsa degli ultimi frati minori osservanti - prosegue Sturlini - negli anni Novanta, nel convento è subentrata una delle comunità dell’Associazione Mondo X, fondata da Padre Eligio per dare sostegno a giovani con problematiche di vario genere. Sono loro ad occuparsi, in maniera attiva, della cura della struttura».

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Oltre che dal punto di vista architettonico, il monastero ha anche un significativo valore artistico, come hanno spiegato, durante le loro visite, le guide. «All'interno della chiesa di San Ludovico - conclude Sturlini - sono conservati sei altari seicenteschi in pietra serena. Presenti, inoltre, preziose tele del Settecento, mentre particolare successo ha ottenuto quella che raffigura San Michele Arcangelo che abbatte gli angeli ribelli, opera di Giovan Battista Paggi nel XVI secolo. Al piano di sopra, infine, la biblioteca che, in passato, contava oltre 3.000 volumi e manoscritti. Insomma, un'eccellenza del nostro patrimonio storico e artisico, della Valdinievole e non solo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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