Sicurezza
Pescia, a giudizio dipendente del San Domenico
Il pm: «Maltrattamenti agli ospiti della casa di riposo». La donna si dichiara estranea alle accuse
PESCIA. Rinviata a giudizio per maltrattamenti una dipendente della casa di riposo San Domenico di Pescia. A comparire sul banco degli imputati del tribunale monocratico il prossimo 20 giugno sarà Paola Venturi, che, nell’estate del 2014, fu destinataria di un provvedimento di sospensione di 10 giorni da parte della commissione disciplinare della struttura pubblica: su segnalazione degli stessi colleghi di lavoro, alla donna furono contestati “comportamenti inadeguati nei confronti di alcuni ospiti ricoverati nella struttura e nei confronti del personale della cooperativa che le viene affiancato”, con particolare riferimento ad atteggiamenti scontrosi, maleducati, toni di voce troppo alti e inadeguati alla casa di riposo.
Fu la stessa commissione presieduta da Carlo Sbragia a comunicare alla procura di Pistoia quanto avvenuto affinché verificasse se nei fatti contestati (relativi al 2102) fossero ravvisabili delle ipotesi di reato. E, al termine delle indagini, sentiti anche alcuni ospiti e i dipendenti della struttura pesciatina, la procura ha chiesto il rinvio a giudizio della dipendente per maltrattamenti.
Nel corso dell’udienza preliminare davanti al gup Maria Elena Mele, si sono costituite tre parti civili (uno degli anziani ospiti della casa di riposo e i familiari di altri due nel frattempo deceduti), i cui avvocati hanno chiamato in causa come responsabile civile nel procedimento penale la stessa “Azienda di servizi pubblici alla persona” San Domenico. Il giudice ha accolto la richiesta: nella persona del presidente del cda Nicola Romagnani, sarà l’azienda a dover risarcire i danni alle parti offese nel caso di condanna dell’imputata.
L’Asp sarà rappresentata nel processo dall’avvocato Maurizio Bozzaotre. «La dipendente – tiene a precisare il legale – che fu segnalata alla commissione disciplinare dalle sue stesse colleghe, dopo la sospensione fu adibita ad altre mansioni, e da allora non è stata più a contatto con gli ospiti della struttura. Secondo noi non si era trattato di veri episodi di violenza fisica, tali da configurare il reato di maltrattamenti. I fatti risalgono al 2012 e sono avvenuti sotto un’altra gestione e un’altra amministrazione comunale. Comunque, qualora la signora dovesse essere condannata il San Domenico si assumerà le sue responsabilità, farà la sua parte».
«Ovviamente siamo garantisti - commenta il presidente Nicola Romagnani - quindi fino a quando il giudice non avrà emesso una sentenza non possiamo dire nulla. Ciò non di meno abbiamo ricevuto una richiesta e quindi doverosamente abbiamo dovuto assumere una posizione e incaricare un avvocato di assisterci».
Paola Venturi non solo si era da subito dichiarata estranea ai fatti, ma aveva intravisto in quelle accuse una sorta di ritorsione da parte dell'ente - presso il quale prestava servizio dal 1991 - per avere inoltrato, solo qualche settimana prima, una richiesta di mobilità per andare a lavorare in Comune. Richiesta che era stata respinta. La Venturi allora aveva deciso di fare ricorso davanti al giudice del lavoro. Causa che ad oggi è ancora in corso.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
