Sicurezza
Aumenti per le opere di bonifica, il Consorzio si difende: la Valdinievole è a rischio
Il presidente risponde a sindaci e comitato dopo le proteste per gli importi raddoppiati delle bollette. «Le assunzioni di personale? Mancavano figure indispensabili»
FIRENZE. «In Valdinievole le case rischiano di allagarsi con maggiore facilità, ci sono più canali da risistemare e la quota fissa che prima permetteva di tenere i tributi più bassi in quella zona, ora non c'è più». Il presidente del Consorzio di Bonifica 4 del Basso Valdarno Marco Monaco risponde così ai mugugni dei cittadini e del neonato comitato. Non smentisce gli aumenti del tributo da un minimo di 30 a un massimo del 400 per cento e conferma che i lavori di bonifica non sono stati ancora eseguiti. Ma non ci sta a finire sotto il fuoco di fila di cinque membri dello stesso consorzio espressione della Valdinievole. Tra i quali: Oreste Giurlani e Pier Luigi Galligani, sindaci di Pescia e Ponte Buggianese; ma anche Roberta D'Oto, delegata di Rinaldo Vanni, primo cittadino di Monsummano, Maurizio Ventavoli, vicepresidente del Consorzio e, infine, i consiglieri Daniele Bettarini e Massimo Alamanni.
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I cittadini della Valdinievole pagano più caro rispetto al passato perché da quest'anno le regole di calcolo del tributo sono cambiate. La riforma regionale dei Consorzi di bonifica è entrata a pieno regime, vale il nuovo Piano di classifica degli immobili per cui il costo del tributo è calcolato sul beneficio dell'intervento che mette insieme il rischio allagamento case, maggiore o minore presenza di opere sul territorio e valore catastale delle abitazioni. E i nuovi criteri di calcolo imponevano un rialzo del tributo in Valdinievole. Altra critica: quella del Comitato Consorziati Valdinievole che vede tra i suoi fondatori Gino Biondi, ex presidente del vecchio Consorzio del Padule di Fucecchio, e Pietro Neri, ex sindaco di Ponte Buggianese. In questo caso viene contestata la proposta del Piano di organizzazione variabile. Secondo il comitato aumenterebbero le figure apicali come dirigenti, quadri e capiservizio.
Ma il presidente Monaco smentisce. «L'unico aumento che avrò quest'anno è quello degli scatti di anzianità dei lavoratori in servizio al consorzio. Per il resto io ho ereditato dalla vecchia gestione 5 dirigenti che non possono andare in pensione, di cui uno è stato condannato a due anni e mezzo per corruzione e turbativa d'asta, ma il contratto nazionale di settore molto garantista mi impedisce di licenziarlo. Ho poi cercato di promuovere a direttore generale un altro dirigente, ma ha rifiutato e io non lo posso obbligare. È vero invece che ho assunto un geologo, un informatico, un esperto in gare e un esperto di sicurezza che il mio predecessore non aveva previsto di assumere. Ma sono lavoratori di cui il mio ente non poteva fare a meno per il normale svolgimento delle attività. Quest'anno - chiude Monaco - ho pure intenzione di assumere 3 operai in più portando la quota degli operai da 15 a 18. Questo grazie al budget di 1 milione di euro confermato dalla Regione per il 2017».
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