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Aumenti per le opere di bonifica, il Consorzio si difende: la Valdinievole è a rischio

di Samuele Bartolini
Aumenti per le opere di bonifica, il Consorzio si difende: la Valdinievole è a rischio

Il presidente risponde a sindaci e comitato dopo le proteste per gli importi raddoppiati delle bollette. «Le assunzioni di personale? Mancavano figure indispensabili»

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FIRENZE. «In Valdinievole le case rischiano di allagarsi con maggiore facilità, ci sono più canali da risistemare e la quota fissa che prima permetteva di tenere i tributi più bassi in quella zona, ora non c'è più». Il presidente del Consorzio di Bonifica 4 del Basso Valdarno Marco Monaco risponde così ai mugugni dei cittadini e del neonato comitato. Non smentisce gli aumenti del tributo da un minimo di 30 a un massimo del 400 per cento e conferma che i lavori di bonifica non sono stati ancora eseguiti. Ma non ci sta a finire sotto il fuoco di fila di cinque membri dello stesso consorzio espressione della Valdinievole. Tra i quali: Oreste Giurlani e Pier Luigi Galligani, sindaci di Pescia e Ponte Buggianese; ma anche Roberta D'Oto, delegata di Rinaldo Vanni, primo cittadino di Monsummano, Maurizio Ventavoli, vicepresidente del Consorzio e, infine, i consiglieri Daniele Bettarini e Massimo Alamanni.

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I cittadini della Valdinievole pagano più caro rispetto al passato perché da quest'anno le regole di calcolo del tributo sono cambiate. La riforma regionale dei Consorzi di bonifica è entrata a pieno regime, vale il nuovo Piano di classifica degli immobili per cui il costo del tributo è calcolato sul beneficio dell'intervento che mette insieme il rischio allagamento case, maggiore o minore presenza di opere sul territorio e valore catastale delle abitazioni. E i nuovi criteri di calcolo imponevano un rialzo del tributo in Valdinievole. Altra critica: quella del Comitato Consorziati Valdinievole che vede tra i suoi fondatori Gino Biondi, ex presidente del vecchio Consorzio del Padule di Fucecchio, e Pietro Neri, ex sindaco di Ponte Buggianese. In questo caso viene contestata la proposta del Piano di organizzazione variabile. Secondo il comitato aumenterebbero le figure apicali come dirigenti, quadri e capiservizio.

Ma il presidente Monaco smentisce. «L'unico aumento che avrò quest'anno è quello degli scatti di anzianità dei lavoratori in servizio al consorzio. Per il resto io ho ereditato dalla vecchia gestione 5 dirigenti che non possono andare in pensione, di cui uno è stato condannato a due anni e mezzo per corruzione e turbativa d'asta, ma il contratto nazionale di settore molto garantista mi impedisce di licenziarlo. Ho poi cercato di promuovere a direttore generale un altro dirigente, ma ha rifiutato e io non lo posso obbligare. È vero invece che ho assunto un geologo, un informatico, un esperto in gare e un esperto di sicurezza che il mio predecessore non aveva previsto di assumere. Ma sono lavoratori di cui il mio ente non poteva fare a meno per il normale svolgimento delle attività. Quest'anno - chiude Monaco - ho pure intenzione di assumere 3 operai in più portando la quota degli operai da 15 a 18. Questo grazie al budget di 1 milione di euro confermato dalla Regione per il 2017».

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