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La sagra del neccio? Una scommessa

Marino Biagi svela le lontane origini della festa di San Quirico

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SAN QUIRICO. La cattura di una volpe e le ricompense derivate avrebbero dato origine alla sagra del neccio di San Quirico? Una bufala. A smentire la storiella circa le origini della popolare sagra paesana è Marino Biagi, che 49 anni anni fa, in qualità di presidente del Circolo Enal (Ente nazionale assistenza ai lavoratori), la tenne a battesimo.

«Era il 1969 e tutti i paesi del circondario si davano un gran da fare per ideare sagre che promuovessero i rispettivi territori - racconta Biagi - Vellano aveva già inaugurato la sua sagra delle frugiate e San Quirico non voleva restare indietro, così mi venne l'idea dei necci, la sottoposi al consiglio del Circolo che la votò».

“Ma va là, chi vuoi che ci venga?” gli dissero gli anziani del paese, associando probabilmente il neccio a memorie di fame e di carestie. E invece la sagra fu un successo. «Se ti affacciavi dal terrazzino del circolo e lanciavi una moneta, la piazza era così piena che non arrivava in terra» ricorda Liviana, la moglie di Marino. I necci vennero cotti sui fornelli ricavati dalle rimanenze delle porte e delle finestre che si fecero realizzare per il circolo, che era stato inaugurato solo qualche mese prima. A prepararli all'inizio erano le donne, venivano serviti caldi, ma non farciti. L'idea della variante farcita, con ricotta e altri formaggi freschi e poi anche con la nutella, arriverà solo in seguito. Le prime sagre vennero fatte in febbraio, ma poi venne giudicato un mese troppo ballerino, a causa dell'incertezza delle condizioni meteo e venne spostata a marzo. Le prime sagre furono organizzate dal Circolo, poi dagli anni 80 la gestione passò alle Pro Loco. ( m.s.)

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