Sicurezza
San Quirico, la Sagra del neccio fa il pienone
Numeri da record e organizzatori entusiasti: consumati 113 chili di farina di castagne e 3.000 fritelle
PESCIA. Complici il sole e le temperature primaverili, la sagra del neccio di San Quirico, domenica scorsa, ha registrato il pienone. Centotredici chili di farina di castagne consumati, per un totale di 3.000 necci, ma anche frittelle, salsiccia cotta sulla brace e vin brulé, il tutto in un'atmosfera di festa, con musica e bambini scorrazzanti per le strade dell'antico borgo medievale. Entusiasmo da parte dei numerosi visitatori, che hanno ammirato e scoperto una valle, che esclusa dai circuti turistici tradizionali, rimane per lo più sconosciuta, anche a chi ha dovuto fare solo pochi chilometri per raggiungerla. Entusiasmo anche da parte degli organizzatori, i volontari della locale Proloco, che si sono dati un gran da fare per lasciare tutti soddisfatti. «Il successo della sagra testimonia che la montagna non è morta, né tanto meno destinata a morire - ha sottolineato il presidente Roberto Boschi - e che basterebbero, da parte dell'amministrazione, piccoli investimenti e una maggiore sensibilità dal punto di vista delle regole e della fiscalità per rilanciare attraverso eventi dal sapore semplice e genuino questi territori, che altrimenti rischiano l'abbandono, soprattutto da parte dei giovani».
Certo, una sagra che si ripete una volta l'anno, non può essere sufficiente a rilanciare l'economia della Valleriana, ma può contribuire alla promozione del territorio. La sagra è giunta, quest'anno, alla 49ª edizione. La prima volta si fece nel 1968 e curioso è il modo in cui si originò. Pare che il merito sia stato tutto di una volpe che andava in giro a fare razzia delle galline dei paesani. Una disgrazia per l'epoca. Tanto che due giovani paesani volenterosi, imbracciati i fucili, decisero di dargli la caccia. La uccisero e la portarono in piazza, ostentandola come un trofeo. Per ricompensare i giovani, i paesani donarono uova e anche offerte in denaro. Raccolto un discreto gruzzolo, si decise di fare una festa in piazza. Con le uova le donne prepararono dei dolci, con i soldi si comprò un maialino che venne arrostito e mangiato, accompagnato da litri di vino. Alla fine, i paesani sodisfatti e satolli decisero di replicare ogni anno l'evento e di utilizzare, però, la farina di castagne di cui disponevano in abbondanza. Nacque così la sagra che da quasi 50 anni si replica tutti gli anni. (m.s.)
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