Il Tirreno

Montecatini

Wayne Eden, un mistero d’Italia

di FABRIZIO BRANCOLI
Wayne Eden, un mistero d’Italia

Il caso del 1975: il fuoriclasse rapito al Sesana e poi ritrovato dopo 23 giorni

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di FABRIZIO BRANCOLI

Prima di Unicka e di Vampire Dany ci sono stati altri fuoriclasse rapiti e altre angosce. Altri van misteriosi, altre estorsioni, altri criminali, altri drammi. Soprattutto, ci fu Wayne Eden.

Questa è una storia di quarantadue anni fa, una storia di campioni e di lacrime, di riscatti pagati e di riscatti compiuti. La storia di un cavallo volante che scomparve una notte, come in un orribile spettacolo da illusionisti, davanti a più di diecimila persone. Era la notte di Ferragosto del 1975 e a Montecatini Terme c’era il Gran Premio, una delle corse mozzafiato del trotto italiano. Qualcuno tagliò la recinzione delle scuderie dell'ippodromo Sesana, prese il cavallo e lo drogò, portandolo via. Il suo driver, Anselmo Fontanesi detto il Morino, uno dei più forti guidatori, era sconvolto. La Toscana piombò in una trama noir che durerà ventitré giorni: prima le voci agghiaccianti sulla sorte di Wayne Eden («l’hanno ammazzato, l’hanno già fatto a pezzi, è legato al calesse di una carovana di nomadi»), poi le foto dai rapitori e gli appelli della “famiglia” del cavallo, atrocemente simili a quelli lanciati in questi giorni.

Intorno, ci sono i nostri anni settanta: piombo, rapimenti, covi, rifugi, ferocia, minacce: toccava agli uomini e ora anche a un cavallo, anzi, il cavallo, perché Wayne è famosissimo. Per riaverlo scorrono soldi, dopo una trattativa ad alta tensione, tra richieste impossibili, indagini in elicottero e colpi di scena mai sufficientemente chiariti.

All’alba dell’8 settembre il mondo riabbraccia il campione. Lo trovano legato a un olivo, vicino al cimitero di Montescudaio. È Vincenzo Gasparetto, manager della scuderia Mira II (quello che aveva scoperto Wayne in America e l’aveva portato in Italia), a riabbracciarlo, dopo una corsa da Milano e una serie di misteriose indicazioni ricevute da Fontanesi. La corda usata per legare Wayne Eden ha degli strani nodi. Nodi che parlano. Sono quelli caratteristici della comunità dei pastori sardi, che in Valdicecina è fortemente radicata e che spesso, marginalmente o nel profondo, è stata connessa al fenomeno dei sequestri di persona.

Per alcuni sono serviti addirittura cento milioni, per altri cinquanta, per altri dodici. Non si sa. La scuderia, forse sincera, forse rabbiosa, definisce il misterioso patto come «poco più di un compenso». Chi pagò? La Mira II, oppure una colletta alla quale partecipano il driver e il manager, come racconta lo stesso Fontanesi nel 1999 alla Gazzetta dello Sport? Arrivò qualche condanna ma i protagonisti di questo giallo sono morti con i loro segreti, con i retroscena che non conosceremo mai.

Nel settembre 1975 Wayne Eden è scheletrico, disorientato, nervoso, rifiuta il contatto con gli umani. «È vivo ma è finito, non correrà più», dicono tutti. Ma lui torna in pista. Nella notte di Ferragosto 1976, a Montecatini, si corre di nuovo il Gran Premio. E lui incredibilmente lo vince, davanti a una folla impazzita. Mai sottovalutare il cuore di un campione: è capace di scrivere destini diversi. Forza Unicka, forza Vampire Dany. Bisogna sperare.

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